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IL MIO VITALIZIO DA EX CONSIGLIERE REGIONALE

Dei tanti “privilegi” dei politici il peggiore è il c.d. vitalizio, che non ha nessun tipo di giustificazione, poiché si prende ad attività cessata e indipendentemente dai versamenti fatti. Sono stato tra il 1995 e il 2000 consigliere regionale del Lazio: per questo al compimento dei miei 50 (!) anni avrei avuto diritto ad un vitalizio che credo si aggiri intorno ai 3000 € netti. Il costo per la regione di questi vitalizi, che attualmente pare prendono più di 200 “ex”, è di più di 16 milioni di euro l’anno! E’ evidente infatti che quanto ho versato in soli cinque anni di mandato non potrà mai coprire gli importi che mi saranno dovuti fin che campo (io e mia moglie, c’è anche la reversibilità!). Dunque il vitalizio è una sorte di riconoscimento onorifico per chi è riuscito ad accedere al palazzo, un riconoscimento, e qui la parola è quanto mai corretta, di casta. I versamenti fatti negli anni di mandato elettorale dovrebbero invece andare agli enti previdenziali cui l’eletto è iscritto, e contribuire alla sua pensione futura alla stregua degli altri cittadini.

Ho usato il condizionale perché quel vitalizio non l’ho mai preso e non lo prenderò: alla fine del mandato decisi di riscattare i miei contributi e rinunciare a ogni futuro diritto: mi è sembrato più equo così, già nel 2000. Non fu una scelta particolarmente sofferta, ed è la prima volta che ne parlo in pubblico, per testimoniare che un ritrovato rapporto tra politica e cittadni ha bisogno anche di piccoli gesti personali.

Ora la manovra di Ferragosto dice che dalla prossima legislatura le Regioni debbano passare ad un sistema “previdenziale contributivo per i consiglieri regionali”: vedremo(art. 14, comma 1, punto f, del Decreto Legge). Questa norma va approvata e attuata, senza se e senza ma.

Pubblicato il 24/8/2011 alle 13.13 nella rubrica Diario.

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