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Mario Di Carlo

Ho conosciuto Mario Di Carlo nel 1993, al Comitato Rutelli. Ho un ricordo abbastanza preciso della prima riunione che facemmo, al comitato a Piazza della Libertà. Si trattava di scrivere la parte del programma di Francesco sul commercio e si discuteva di centri commerciali e aperture domenicali. Su quest’ultimo tema disse che non sapeva bene quali fossero le regole: “io la domenica vado a camminà in campagna!”. La sua schiettezza e ruvidezza mi colpì, in un modo politico pieno di finti signori. Poi ci vedemmo per preparare un’altra candidatura, quella di Piero Badaloni alla regione Lazio. Venne nel mio ufficio un pomeriggio e, nonostante i suoi innumerevoli impegni, passò diverse ore a darmi consigli sulla prossima campagna elettorale e a raccontarmi storie politiche della città. Da profondo conoscitore degli interessi in campo, descriveva le mosse dei protagonisti, ci ragionava e guardava sempre oltre il quotidiano. Purtroppo non abbiamo mai lavorato direttamente insieme nei vertici dell’amministrazione: ci siamo confrontanti su tante cose, ma avevamo competenze che difficilmente si incrociavano. All’inizio del mandato di Veltroni la Margherita mi inserì nella terna indicata al Sindaco per l’assessore alla mobilità. Mario tifò fortemente per me, diceva che avremmo fatto un bel tandem: lui all’Atac e io in Campidoglio. Ma poi Walter decise in modo diverso, chiamando proprio lui per quel delicato incarico: quando Veltroni mi chiamò per comunicarmelo, non potei che complimentarmi per la scelta! Anche per questo episodio la nostra amicizia crebbe e si fece profonda. Nessuna delle mie scelte professionali e politiche degli ultimi anni è stata fatta senza essermi confrontato con Mario. Sapevo che aveva sempre un consiglio intelligente pronto. Non credo di averglielo mai detto, ma ha anche influito sul mio carattere che di natura è accondiscendente. Mi ha insegnato ad essere un po’ più duro nella vita sociale, più determinato a raggiungere lo scopo: mai cattivo, ma tosto, come è stato lui! Un volta parlando bene di un comune amico che aveva perso la moglie qualche anno prima mi disse: “solo chi ha molto sofferto sa capire i valori della vita”. Questa frase, che mi è sembrato contenesse un riferimento personale, è profondamente cristiana, profondamente pasquale! Mario era dichiaratamente non cattolico, ma con cui ho avuto una tensione e una comunione ideale che difficilmente ho trovato con politici dichiaratamente cattolici. Rispetto all’indifferenza verso il potere e alla capacità di spendersi, per la volontà di osare di più per migliorare le cose anche uscendo fuori dagli schemi, per l’obiettivo di fare comunque il bene comune. Caro Mario, ci hai offerto nella tua vita molti segni di resurrezione ed è un segno che tu ci abbia lasciato durante la festa di Pasqua, la festa di chi sa lottare per l’impossibile! 

Pubblicato il 25/4/2011 alle 22.59 nella rubrica Diario.

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