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appunti [ di Romolo Guasco ]
 




PRIMA PAGINA

Egli disse: “I re delle
nazioni le governano,
e coloro che hanno
il potere su di esse
si fanno
chiamare
benefattori.
Per voi però
non sia così;
ma chi è il più grande
tra voi diventi
come
il più piccolo e chi
governa come
colui che serve.”

Lc. 22, 25-26



 


IL BLOG
(esiste dal 17.01.2004)

Attratto dallo strumento,
voglio vedere se funziona, se
riesco a tenerlo aggionato,
se qualcuno legge
quello che scrivo.

Uno spazio di appunti:
riflessioni, ricordi,
un po' di cronaca, preghiere,
condivisione di idee,
documenti interessanti,
senza volere chissà cosa.
Anche per esercitare
il piacere di scrivere.

Qualcosa resti delle tante
che ogni giorno pensiamo.






1 maggio 2011


Roma, 1^ maggio 2011

Belle le piazze del 1 maggio: Roma si conferma per la sua migliore vocazione: essere contenitore di grandi eventi popolari! Eventi di significato: è improprio tentare un raccordo tra le due piazze di oggi? Ho visto gente che spera: a San Pietro la speranza trova rifugio nelle parole di JPII, ripetute in continuazione dagli altoparlanti, e in una tensione palpabile verso il Misericordioso. A San Giovanni la speranza diventa denuncia collettiva, salto corale cantato, festa che fa trasparire un po’ di angoscia e un po’ di frustrazione. Ma è sempre la speranza che lavora: quella che non vuole che il mondo rimanga così, che ci chiedi gesti di resurrezione interiore e sociale. Vanno amate entrambe le piazze, sarebbe bello si capissero e si incontrassero, senza falsi profeti, profittatori e politicanti in cattiva fede.


26 giugno 2010


Tremonti, art.41 e bed&breakfast

Tremonti alla pag.7 del 24ore di oggi affronta, con ampie argomentazioni filosofiche e citazioni di Hobbes, Tocqueville e Sant'Agostino, i temi della regolamentazione amministrativa e della libertà d'impresa. Un contributo serio e importante. Le considerazioni sull'imbarbarimento del procedimento amministrativo italiano (che ci fa tornare secondo lui ad un medio evo, non più di dazi ma di regole) sono largamente condivisibili. Ma lo è anche la riflessione di fondo che fa sulla positività "ontologica"dei comportamenti umani in campo economico? E' importante capirsi su questo punto perché qui si fonda la proposta del principio c.d. “ex post” nei controlli amministrativi, che sembra di capire dovrebbe essere aggiunta all'art. 41 della Costituzione, che Tremonti non vuole "radicalmente modificare". La società italiana è eticamente (uso questo termine impegnativo) matura perché si affermi un principio costituzionale di procedura amministrativa ex post? Oppure questa dirompente novità dell'ordinamento porterebbe ad un imbarbarimento della vita sociale, con, in assenza del controllo pubblico ex ante, la prevaricazione di chi è più forte e senza scrupoli? Quali conseguenze potrebbe portare in alcuni delicati settori come l’edilizia e la sanità privata?
Sotto gli occhi di tutti abbiamo uno spettacolo desolante del livello etico del nostro paese: ci piacerebbe condividere la proposta di Tremonti, ma ci sembra eticamente irricevibile, perché peggiorerebbe ancor più il nostro Paese. Il che naturalmente non vuol dire che vada bene com’è: il sistema dei permessi amministrativi e spesso pessimo ed in mano a funzionari in troppi casi incompetenti e corrotti. In questa disastrosa situazione più che le rivoluzioni e le tecniche di rottura serve il lento lavoro delle riforme.
Racconto infine, passando dai massimi sistemi ad un'esperienza reale, che da amministratore realizzai in una disciplina il principio dell'ex post. Mi riferisco alla legge regionale del Lazio che autorizzò il bed&breakfast alla fine degli anni 90: concepita come attività di integrazione del reddito familiare, chi voleva realizzarla nella sua abitazione doveva semplicemente comunicarlo al Comune. Com'è noto aprirono decine di esercizi che violavano le regole e i limiti stabiliti, gli albergatori gridarono alla concorrenza sleale, e il legislatore è dovuto recentemente intervenire per modificare la normativa, introducendo una disciplina autorizzativa ex ante. A questa situazione si arrivò anche perché il sistema dei controlli sul territorio (nel caso da parte del Comune di Roma) è normalmente molto carente: sarà difficile convincere un'amministrazione impostata (mentalmente e praticamente) sull'ex ante a riorganizzarsi per l'ex post!

Ciò detto il ragionamento fatto da Tremonti è molto serio, e lo sforzo per uscire dall’attuale medio evo delle procedure dovrebbe essere affrontato con grande decisione, ma tenendo conto del paese reale.




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5 aprile 2010


Post regionali

Come sempre le letture del voto sono molto articolate e complesse, soprattutto quando si tratta di elezioni regionali. Il PDL infatti ha vinto ma non del tutto, avendo perso più di un milione di voti rispetto alle regionali del 2005. Anche l’UDC è arretrata e solo Lega e Italia dei Valori hanno aumentato notevolmente i consensi rispetto a cinque anni fa. Invece rispetto ai risultati di competizioni più vicine (politiche 2008 ed Europee 2009) un po’ tutti i partiti in diversa misura perdono elettori, a causa di un notevole astensionismo - protesta (rispetto alle Europee di nove mesi fa non hanno votato ben 3,7 milioni di elettori).  Al di là dei freddi dati è abbastanza chiaro che:

  • Berlusconi continua a catturare l’attenzione dei suoi elettori, del suo “blocco sociologico” composto da Italiani che gli credono in varia misura: da chi pensa sia sul serio il palatino della libertà, a chi lo ritiene semplicemente il più adatto a soddisfare i propri interessi. Al di là del successo di oggi dubito che questo blocco possa allargarsi ulteriormente, anzi credo stia già avendo qualche cedimento all’astensionismo.
  • Il PD bersaniano non convince e non si capisce cosa propone: è in effetti lo slogan “un’altra Italia” va riempito di molti contenuti. Ci sono stati anche palesi errori politici: la rincorsa dell’alleanza vincente a tavolino in un caso non ha funzionato (Piemonte), nell’altro è stata rifiutata dagli stessi militanti (Puglia), nell’altro ancora non si è riusciti a farla e si è ripiegato sul primo candidato autorevole che si autoproponeva (Lazio). In fondo l’alleanza a tavolino con l’UDC ha vinto solo in Liguria!
  • Venendo al Lazio: ha ragione chi dice che non è andata così male: solo pochi mesi fa, dopo la storiaccia di Marrazzo, molti del centro sinistra davano per persa la Regione, e invece ci si è battuti: ma nonostante il combinato disposto del candidato conosciuto (Emma Bonino) e del pasticcio degli avversari (la mancata presentazione della lista PDL nel collegio di Roma) non si è fatto il risultato: anzi la candidata conosciuta non si sa bene cosa abbia effettivamente aggiunto, mentre la mancata lista e il can can costruitoci sopra da Berlusconi hanno compattato il fronte Polverini, che si è battuto fino all’ultimo voto con successo.

E’ difficile immaginare prossime mosse utili per il centro sinistra e per il PD: deve battere una maggioranza innanzi tutto “sociologica” più che politica, che Berlusconi interpreta molto bene. Mentre il PD non ha ancora ben chiaro quale sia la sua possibile maggioranza “sociologica”. Bisogna tentare di stare tra la gente e di capirla, ascoltare sul serio i militanti, fare proposte comprensibili e che creino identità, spirito di partito, blocco ideale, a prescindere dalla alleanze politiche: è inutile essere giustizialisti con Di Pietro, familisti con l’UDC, e operaisti con la sinistra! Si trovi una linea chiara e su quella si cerchino poi le alleanze: si punti al proprio elettorato reale e potenziale (senza illudersi di recuperare voti in uscita dal PDL o voti cattolici organizzati). Si aprano le finestre ad idee e volti nuovi che dimostrino intelligenza, gratuità e capacità di rischio. Per ogni caminetto e tavolo imbandito ci siano 100 assemblee nelle sezioni e nelle piazze! Tutti siamo chiamati ad una maggiore responsabilità pubblica, perché l’Italia, al di là della fiction berlusconiana, già non sta un gran ché e probabilmente peggiorerà pure.

Sapete che ho sostenuto al Consiglio Regionale del Lazio Mario Di Carlo, nella lista del PD: è stato eletto con più di 10.000 voti di preferenza. Grazie a chi l’ha votato.

 

Ps per il cultori della materia, l’analisi dei dati elettorali è ricavata dagli studi dell’Istituto Cattaneo: http://www.cattaneo.org




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15 novembre 2009


La "svolta" di Rutelli

Non so bene dove finirà e cosa concretamente farà Francesco Rutelli, maestro della politica del movimento, come lo ha definito Stefano Menichini su Europa qualche tempo fa. Probabilmente può avere successo se punta alla “decomposizione del blocco Berlusconiano” (sempre Menichini), e quindi alla creazione di un partito liberal moderato di centro che acchiappi pezzi del PDL: ma non mi sembra, nonostante gli scricchiolii governativi di queste ore, che questa decomposizione sia imminente. So però che molti dei temi e dei problemi che Rutelli illustra nel suo recente libro stanno ai primi posti dell’agenda politica italiana, e Pierluigi Bersani dovrà darà segnali forti e nuovi se vuole che il PD sia veramente PD e non qualche altra cosa da anni ‘70, mascherata da PD.

Nel libro emerge con grande chiarezza il carattere forte del politico Rutelli: la voglia di innovare in continuazione e la necessità di rischiare, l’attenzione per i ceti emergenti e il desiderio di rappresentare l’elettorato escluso dalle nomenclature partitiche, l’agenda di cose pratiche da fare (dalla cedolare secca sugli affitti, al servizio civile obbligatorio). Emerge anche il carattere duro del leader, che non lascia margine all’incertezza, restringe al massimo gli interlocutori di un reale confronto, non considera possibile l’amicizia nella vita politica ("due parole vanno bandite dal lessico politico: amicizia, generosità. ..E' nel rapporto tra le persone che si esercita incessantemente il conflitto ..."). E infine afferma che " i partiti politici sono mezzi, non fini", dunque una scelta netta per aggregazione post - ideologiche, più comitati elettorali che partiti di popolo.

Essendo Rutelli uno degli uomini più intelligenti e attenti della politica italiana, avendo con lui una consuetudine ormai molto lunga e una forte riconoscenza per le belle esperienze politiche e professionali che mi ha offerto (nonché una sincera, per quanto mi è permesso, amicizia) è difficile soffocare una irrazionale voce interiore che dice “guarda che ha ragione, fanculo il PD e questi comunisti di m.!”. Ma la ragione dice altro, e precisamente:

  • nonostante il suo inizio francamente deludente, bisogna dare del tempo (un anno?) a Bersani per costruire il nuovo PD, nella sua vita interna e nella sua linea politica;
  • che l’idea del PD, avuta agli inizia degli anni ‘90 (da Rutelli tra i primi) sia quanto mai valida, in questa l’Italia delusa e frammentata che ha bisogno di unità, stabilità politica, chiarezza dei percorsi istituzionali: e che invece non ha bisogno di un ritorno alla segmentazione partitica (mascherata dalle categorie ideali del '900), che molti (anche Rutelli con la sua svolta) di fatto reintroducono;
  • che dopo i troppi fallimenti delle politiche di questi ultimi anni di "capitalismo debordante" (vecchia definizione di Giuseppe de Rita) ci sia bisogno di un po' di regole vere, di uno stato più efficente e meno clientelare, di un po' di redistribuzione sociale e di tanta etica pubblica;
  • che, anche per questo, è meglio essere una “minoranza innovativa” in un grande partito popolare (per i cattolici trattasi delle note immagini del lievito, del sale, ecc.) che un piccolo partito inevitabilmente portato a cercare visibilità e a perdersi nella trattativa.

Non avendo alcun incarico politico, la mia posizione è quella di cittadino e militante di base: non condizionerà più di tanto questi complessi processi politici. Continuerò però a discutere sui temi del PD nel locale circolo (con la brava coordinatrice Valentina Caracciolo, bersaniana!), cercherò di sviluppare qualche nuova idea per il governo di Roma e del Lazio, a scrivere sul blog e sui social network. E anche a confrontarmi e ad ascoltare Rutelli (quando e se ci interpella).

Francesco Rutelli, LA SVOLTA, lettera a un partito mai nato.
Marsilio 2009




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28 ottobre 2009


Marrazzo

E’ stato un buon presidente. Piero Marrazzo, l’uomo che ora è costretto a cercare rifugio in un convento, ha affrontato il moloch del debito della sanità del Lazio, ha evitato che l’emergenza rifiuti travolgesse Roma come ha fatto con Napoli, ha navigato nelle acque agitate di un Paese che dal 2005 ha visto mutare il suo quadro politico, facendogli perdere le certezze che poteva dargli Veltroni dal Campidoglio. Ha dovuto tenere insieme i pezzi di una maggioranza che in questi anni ha visto l’implosione della Sinistra, la nascita e il travaglio del Pd, l’aumento del peso dell’Italia dei Valori. Lui, che arrivava da dilettante della politica, ha tagliato 4.100 posti letto e dimezzato il disavanzo. Questo gli va riconosciuto, nel giorno in cui paga gli errori della sua vita privata e la debolezza, inaccettabile per un politico, di aver ceduto a un ricatto.

Questo scrive Mauro Evangelisti sulla prima pagina del Messaggero di oggi. Una valutazione condivisibile: Marrazzo ha tenacemente governato, con grande grinta e determinazione, facendo il possibile nelle tante emergenze del Lazio. Però gli elettori e anche chi ha, più o meno da vicino, lavorato con lui si sentono traditi da Marrazzo. Nella difficile competizione elettorale del 2005 vinse per quello che rappresentava e portava al centro sinistra: si presentava come uomo trasparente, dalla parete dei cittadini, quello “mandato da RAI 3”, fuori dai giochetti della politica. Tutto questo si è frantumato lo scorso WE: pagare per sesso e frequentare giri trasgressivi e ai limiti della legge (vedremo se e quanto) annulla il “valore aggiunto” Marrazzo e anzi fa sentire chi ci ha creduto nel 2005 ingannato. Se hai storie di questo tipo, al di là di qualsiasi valutazione morale, non puoi candidarti a palatino delle istituzioni della trasparenza. Il dato politico è tutto qui, ed è pesante.

Ora serve un candidato molto forte e strutturato, con grandi capacità aggregative per cercare di vincere nel 2010.




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11 ottobre 2009


Primarie del PD

Ho ascoltato le tre relazioni alla convenzione del PD di oggi: diligente e tradizionale elaborato di Bersani, utile discorso di Marino, grintoso e coraggioso intervento di Franceschini. Molto convincente sull’impegno a non permettere una legge elettorale che impedisca agli elettori di scegliere chi governa, perché “di tattica si muore”. Ho sentito un Dario leader, sicuro di sé, che punta alle alleanze ma per il bipolarismo, tirando fuori in economia proposte pratiche e immediate. Coraggioso nella battuta a D’Alema sugli iscritti che saranno i primi a rispettare le primarie, e nel passaggio sullo Stato che deve fermarsi fuori dalla stanza della persona morente. Bene: le primarie del PD si fanno ionteressanti!




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7 marzo 2009


Capitalismo

 




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17 febbraio 2009


Le dimissioni di Walter

Non è la prima volta che parliamo di Walter Veltroni e continueremo a farlo. Le sue dimissioni di oggi non sono certo un’uscita di scena, come forse qualcuno potrebbe pensare. Veltroni è un politico determinato e coraggioso, un amministratore onesto, un uomo che sente e trasmette valori. Forse anche troppo avanti per questo tempo italiano. Ma sono stati fatti molti errori, e c’è bisogno di una revisione coraggiosa e di qualche ammissione. In questi anni la riflessione sul progetto in corso è mancata, o non si è capito dove si è fatta. A Roma poi, salvo qualche circolo, il PD non ha praticamente mai fatto incontri. Una buona parte della classe dirigente del PD non è sembrata all’altezza, un po’ come una buona parte delle giunte comunali veltroniane. Troppi yes man! Molte scelte di Veltroni (a cominciare da quella di alcune candidature) hanno cercato di conquistare mondi e interessi, senza riuscirci. Il voler essere con tutti (il famoso “maanchismo”, come quando si evoca un improbabile accordo sindacati - Confidustria contro il governo), ossia il tentativo di rappresentare, quasi fisicamente, una coesione sociale in realtà assente, è stato rigettato da un Paese culturalmente attaccato ai suoi steccati (e che anzi ne ha crati altri in questi ultimi mesi). Veltroni non è poi riuscito ad essere “leader dei leader”, a rendere coesa la classe dirigente del PD: classe dirigente coraggiosa e generosa, sottolineamolo, perché ha abbandonato le vecchie identità e i vecchi steccati. Ma classe dirigente che ha dimostrato di non esser in grado di raggiungere, quando serviva, degli onorevoli compromessi per il bene comune, per il bene del progetto PD, preferendo parlarsi tramite Ansa! Il sindaco capo-villaggio di cui abbiamo parlato qualche anno fa (clikka qui per il post) questa volta non ha funzionato. E ora? Vedremo, quello che vorrei l’ho già detto e lo confermo: ho molta VOGLIA DI PD! (clikka per il post).




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1 febbraio 2009


C’era un paese che si reggeva sul’illecito.

...Tutte le forme d'illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti. Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d'altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l'approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile. Dovevano rassegnarsi all'estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s'era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d'esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un'immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d'essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos'è.

Italo Calvino La coscienza a posto da Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti, Romanzi e racconti, Meridiani Mondadori Da un supplemento del 24ore




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10 gennaio 2009


Voglia di PD!

Quando agli inizi degli anni ‘90 con alcuni amici, uscimmo dalla Dc (prima del suo baratro), quando promuovemmo i referendum di Mario Segni, ( per la semplificazione del sistema politico e il collegio uninominale, il confronto sui programmi e le alleanze fatte prima e proposte agli elettori, la rottura delle cordate e dei CAF più o meno palesi), quando ci battemmo per l’elezione diretta del sindaco e del presidente della Regione, quando facemmo Centocittà, l’Asinello e poi la Margherita…pensavamo al Partito democratico. Ora che c’è, cos’è questa voglia di buttarlo? Ci facciamo spaventare dall’imperizia e dagli errori di un bel pezzo dell’attuale classe dirigente? Ci demoralizziamo per una campagna massiccia sul malgoverno delle amministrazioni del PD, che confonde cialtroneria (certa) e tangenti (che non si trovano), e che purtroppo non vede rispondere politici con sufficiente spina dorsale? No, questo PD ce lo teniamo: è un progetto politico che va oltre le classi dirigenti più o meno all’altezza. E’ un’idea di società, di innovazione, di sviluppo e di solidarietà (ancora in gran parte da scrivere), che serve al futuro nostro e dei nostri figli.
Superiamo le cronache giornaliste di questo periodo (è diventata una notizie anche la litigata tra due mansueti come Mantini e Fassino: ma noi che ce ne frega se hanno litigato?!) e pensiamo a riempire di idee e proposte il PD, cominciando a pensare all’Europa. Cosa gli raccontiamo agli elettori alle prossime elezioni europee? Qual è il progetto del PD in Europa e con chi lo condivide? La gran parte dei problemi che abbiamo in Italia si risolvono solo in Europa. Abbandoniamo (lasciamo a La Russa!) un neo nazionalismo un po’ stucchevole che imperversa da un po’ di anni, con troppi tricolori ed inni nazionali e marcette di militari: il PD deve essere decisamente per una scelta sovranazionale, l’unica che può ridare forza all’Italia, e riproporre i valori di De Gasperi e Spinelli. Dove se ne parla di questo?
E dopo le Europee cosa succederà? Bene o male che vada il PD ci deve essere una profonda ventata di novità nella sua classe dirigente, basata su due semplici principi: responsabilità e competizione. Possibile che nessuno paghi a nessun livello “le” sconfitte elettorali di questi mesi? Chi risponde della sconfitta romana? Tutto in carico a Rutelli? C’è qualcosa che non va… Ma come far uscire una nuova classe dirigente? Vorrei che i leader fondatori del PD (Veltroni, Rutelli, D’Alema, Marini, Amato, …) si mettessero consensualmente da parte e si aprisse una competizioni vera tra le seconde fila del partito. Una vera e forte leadership che nasca non dalla cooptazione (è finita quell’epoca!) ma dalla competizione democratica (elezione diretta del segretario, o se preferite primarie, con regole chiare e tempi giusti), che rimescoli alleanze e solidarietà politiche, riscriva programmi e proposte, e veda in piazza Letta, Bersani, Gentiloni, Fioroni, Lanzillotta, Chiamparino, Soru …

Dal mio intervento all’assemblea del circolo PD di ieri.




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14 dicembre 2008


"Montessori militante"


Scuola elementare Montessori, via Santa Maria Goretti, secondo municipio di Roma: ieri giornata di mobilitazione sulla riforma Gelmini. Grande partecipazione nella scuola aperta a tutti, con genitori, insegnanti e bambini. Manifesti che spiegano bene perché serve il tempo pieno e perché non va il maestro unico (o prevalente che sia!). Filmati sul metodo Montessori e divertenti laboratori per i bambini: per pranzo grande mangiata di dolci. E poi un divertente coro di genitori che sarcasticamente canta l’ora della fine della scuola pubblica. La gente partecipa volentieri, i bambini si divertono e non vengono strumentalizzati ma lasciati alle loro occupazioni. Un attivo gruppo di genitori con le maestre ha investito tempo ed energie per organizzare il tutto, nel riconoscimento generale. Non è presente nessuna istituzione, né politici: peccato, perché ci sarebbe da imparare, perché in fondo è stata un'iniziativa politica, secondo il migliore significato della parola. Ci sarebbe da imparare come tutti abbiano voglia di mobilitarsi quando la causa è semplice e l’obiettivo è chiaro. Fuori i manifesti dell'ennesimo incontro dal titolo "c'è bisogno di sinistra" fanno quasi tenerezza! Certo in quella scuola c'era un microcosmo di gente "impegnata e che ci crede", probabilmente la stragrande maggioranza di loro vota PD e sinistra: ma quanti di questi andranno ai circoli del Pd o al nostalgico convegno sulla sinistra?




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6 dicembre 2008


Cattolici nel PD

Il Pd al suo esordio ha cercato di conquistare il “voto cattolico” lavorando sostanzialmnete in due direzioni: dialogo (se non semplicemente “occhiolino”) con i movimenti e le associazioni,  e rapporti con un po' di vescovi e cardinali.
E’ stato un terreno sbagliato di gioco, uno schema vecchio, per almeno due ragioni.
Primo perché non c'è in Italia questo granitico e forte blocco cattolico, ma ci sono gli elettori di fede cattolica. Immaginare, come negli anni 40, che la Chiesa possa spostare quote determinanti di consenso elettorale è un evidente errore. Tutti i sondaggi ci dicono che le preoccupazioni dei cattolici davanti al voto si identificano con quelle di tutti gli italiani (nell’ultimo la sicurezza, il lavoro,…) e i temi etici (quelli “irrinunciabili” per capirci) vengono, anche qui, buoni ultimi. Secondo, perché quel poco di elettorato organizzato (alcuni movimenti, primo fra tutti Comunione e Liberazione) sanno già largamente per chi votare, ossia in buona parte il centro destra.
Abbandoniamo questa schema: meglio misurarsi su un terreno di testimonianza che possa portare frutti al tempo dovuto. Dobbiamo capire come innovare e riproporre nel nuovo millennio i valori culturali del cattolicesimo sociale: una terza via per il XXI secolo . Dopo aver tanto insistito sui complessi e spesso spiazzanti temi etici, diamo segnali su cose più semplici e in definitiva più vicine alle gente: tradurre le opere di carità, che appartengono alla vita della Chiesa, in politiche per lo sviluppo, per l’uguaglianza e i diritti sociali, per la corretta distribuzione dei beni e il loro uso responsabile. E testimoniamo l’eticità di chi serve lo stato, senza indulgenza per chi ne approfitta.
Proviamo a permeare la vita culturale e sociale del nostro paese, vicino ai tanti laici (nel senso di non cattolici) che, abbandonate le ideologie comuniste e capitaliste del secolo passato, cercano onestamente nuove vie: diamo la spinta e mettiamo a frutto i talenti che il Signore ha dato a tutti noi! Non è questo il terreno del PD? Non sarebbe la messa in pratica del rimpianto Concilio Vaticano II, quando scriveva che: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. … Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia (Gaudium et spes, 1)?

Riscrivendo un mio intervento a Glocus, Montecatini, luglio 2008.


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28 aprile 2008


La disfatta 2

Peggiore di quella di 15 giorni fa, perchè inaspettata (anche se la preoccupazione negli ultimi giorni era forte) e più coinvolgente, per la mia storia politica e personale con Francesco Rutelli. Lui è il miglior amministratore locale e politico con cui ho lavorato, il leader di una delle esperienze di governo migliori del dopo guerra (come ho detto nel post precedente) che ha trasformato Roma. Ma un'esperienza, ce ne siamo accorti tardi, irripetibile!
Ora si moltiplicheranno le valutazione iper complesse e le analisi di voto: ma la sconfitta credo dipenda da due fattori fondamentali: Rutelli è apparso come la continuità con una esperienza di amministrazione e con gruppo di "potere" che ha stancato i romani (dunque una sconfitta forte anche di Veltroni); il tema sicurezza è stato usato dalla destra con una abilità incredibile: artificiosamente creato e ingigantito (Roma, anche nelle periferie, non ha infatti indici statistici sui reati maggiori rispetto alle altre città europee, anzi), trattato sopra le righe, rispetto ai poteri reali di un Sindaco (mica siamo a New York, dove mi pare il sindaco è anche capo della polizia!), ha portato lo stesso Rutelli su un terreno dove l'avversario appariva inevitabilmente più credibile (anche grazie all'incapacità della vecchia maggioranza di Prodi di convertire il decreto legge sulle espulsioni, dopo l'omicidio Reggiani).
Buon lavoro a Gianni Alemanno, sindaco della destra (e lo chiameremo così finchè accanto a lui si alzeranno, come stasera, nostalgici saluti fascisti): vediamo quale Roma sarà la sua. Ci si rivede alle regionali 2010 (le Europee, che vengono l'anno prossimo, non ci hanno mai appasionato)!




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19 aprile 2008


Con Francesco Rutelli

Vi ricordate com’era Roma all’inizio degli anni ’90? Le stazioni ferroviarie dell’Ostiense e di Vigna Clara, inutilmente realizzate per i Mondiali di calcio sono ancora lì a rammentarcelo. Roma ripartì con la giunta Rutelli del 1993, una delle migliori esperienze di amministrazione pubblica che si ricordino, premiata nel 1997 con più del 60% di voti. Tutti i processi di innovazione della città si costruirono in quel periodo: dal risanamento del bilancio comunale al piano regolatore, dai piani per la sosta e le linee metropolitane alle 100 piazze ristrutturate, dalle creazione dei grandi parchi urbani alla riqualificazione di molte periferie abusive, dalla riapertura di musei e spazi culturali alle nuove grandi infrastrutture, tra cui l’Auditorium e la Fiera. Poi gli interventi per il Giubileo: più di 3000 miliardi di lire di opere pubbliche, spesi nei tempi giusti e senza sprechi. Cambiò in quegli anni alla radice il volto sociale ed economico di Roma: da città della burocrazia e delle partecipazione statali, a capitale delle aziende innovative e terziarie, ambita sede delle multinazionali, mèta senza fine del turismo internazionale, città amata e ambita dai giovani. L’economia e la ricchezza della città cominciarono stabilmente a crescere più della media nazionale e i romani ritornarono ad essere orgogliosi della loro città: cose concrete, altro che città dei balocchi!
Ma quante cose non funzionano a Roma! Lo sappiamo tutti bene: siamo lontani da molti standard internazionali di qualità, innanzi tutto per la mobilità. Chiunque governi Roma sconterà per molti anni ancora la folle e incontrollata crescita urbanistica degli anni 60 e 70 che ci ha lasciato tanti quartieri mostro, privi di infrastrutture. Ma il lavoro di innovazione e miglioramento Francesco Rutelli saprà continuarlo!
La destra in campo per Roma è la stessa che ha guidato la Regione Lazio tra il 2000 e il 2005, lasciando i guai che stiamo pagando ancora con le nostre tasse. Il personale politico in quegli anni alla Regione si ripropone oggi al fianco di Gianni Alemanno, a cominciare dall’allora assessore al Bilancio Andrea Augello, che ha lasciato un buco nella sanità superiore a tutti i suoi predecessori, senza accorgersi delle ruberie dei suoi alleati (l’inchiesta di “Lady ASL” ha accertato oltre 82 milioni di Euro distratti e sono state arrestate quasi 100 persone). Quella destra che ora si candida a governare Roma quale innovazioni ha portato nel governo del Lazio? Ha più che raddoppiato il numero dei dirigenti della burocrazia regionale, rendendola tra le meno efficienti d’Italia. Non ha preso nessun provvedimento strutturale per lo smaltimento dei rifiuti; non ha realizzato nessuna nuova grande strada di comunicazione (nemmeno la Pontina, che porta da Roma alla provincia più a destra d’Italia!) …vogliamo questo per Roma? Votiamo dunque convintamene Francesco Rutelli, ricordando la realtà di quello che Francesco ha fatto a servizio della città, leggendo e diffondendo il suo programma convincente e serio. (LINK)

Vi chiedo un aiuto: copia questo post, togli e aggiungi quello che vuoi, fanne una tua mail firmata e mandala a cinque amici che potrebbero non votare Francesco Rutelli il 27 e il 28 aprile.

Vedi ache il post precedente




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18 aprile 2008


I 7 anni di Rutelli a Roma

Nei sette anni di governo Rutelli, Roma ha conosciuto sviluppo economico, sviluppo, dinamismo imprenditoriale, miglioramento della qualità produttiva.

A fine 1994 a Roma erano attive 158.415 imprese. Nel secondo semestre 2000 ne erano attive 200.828: un saldo positivo di 42.413 nuove imprese (+26.77%) nate nei sette anni di Giunta Rutelli. Un buon governo che ha dato slancio all'imprenditorialità favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro. In nessuna altra grande città italiana sono state create, tra il '90 ed il '99, tante nuove imprese. La capacità di crescita del sistema produttivo romano, dal 1996 ad oggi, è sempre stata almeno doppia rispetto a quella nazionale.

Nel 1994 gli occupati a Roma erano 1.344.000. Nel 1999 erano 1.409.000, con un incremento pari a 65.000 nuovi occupati. Nell'ultimo quinquennio ('94-'99), un trend di crescita occupazionale positivo e costante ha fatto sì che la base occupazionale superasse persino i livelli precedenti la crisi economica del 1993. Il saldo occupazionale 1993-1999 fa registrare infatti un +1,6%.
Dal 1995 al 1999 gli inoccupati a Roma si sono ridotti di 9.000 unità. La disoccupazione è scesa dal 12,8% del 1995 all'11,7% del 1999.

Il tasso di attività generico (rapporto tra la forza lavoro impiegata e la popolazione in età lavorativa) è stato nel 1999 del 49,1%, contro una media nazionale del 47,9%. Roma è 4a in Italia, tra le grandi città, per tasso di attività lavorativa.

Il tasso di occupazione femminile è cresciuto dall'82,9% del 1995 all'84,9% del 1999 Nel periodo Gennaio-Novembre 1998, rispetto allo stesso periodo del 1997, le nuove assunzioni sono aumentate del 48,1% (passando da 59.443 unità nel '97 a 88.023 nel 1998).

Negli anni tra il 1991 e il 1995, Roma è risultata la seconda provincia italiana per contribuzione al Pil nazionale con l'8,1%, preceduta solo da Milano (10,3%) e seguita da Torino (4,8%).

Sono stati creati o ristrutturati 176 chilometri di ferrovie metropolitane. Sono stati realizzati 22 parcheggi di scambio, per 10.000 posti auto, che consentono ai cittadini di lasciare i loro mezzi privati alle porte del centro e di sfruttare navette e mezzi pubblici di raccordo per muoversi più agevolmente nel cuore della città.

La raccolta differenziata, che nel 1993 raggiungeva a stento l'1% e interessava solo il vetro, oggi è 2001 al 9%.

La superficie di verde patrimonio del Comune è aumentata dal 1994 al 2001 del 40%, passando da 3.800 a 5.300 ettari. Roma può vantare 7.800 ettari di verde pubblico complessivo, cui vanno aggiunti altri 613 ettari di verde delle ville storiche, fiore all'occhiello della bellezza, della qualità ambientale e della vivibilità della città eterna.

Nel 1994 chi abitava a Roma in una casa di proprietà del valore di 300 milioni pagava 1.650.000 lire all'anno di Ici. Dopo sette anni di governo Rutelli, per una casa dello stesso valore si pagano 1.470.000 lire: 180.000 lire in meno, con riduzione pari al 12,24%. Fra riduzioni, detrazioni e inflazione, il peso dell'ICI per la prima casa sulle famiglie romane durante il governo Rutelli è sceso del 24%.

Nel 1994 Roma ha fatto registrare 5,1 milioni di turisti, con 12 milioni di presenze. Nel 1999, i visitatori sono stati 6 milioni e le presenze 14,1 milioni. Nel 2000, il trend è in crescita del 3%. Dal 1994 ad oggi (considerando le presenze per lavoro e per turismo), i turisti a Roma sono cresciuti del 20%.
Il numero di nomadi presenti a Roma è diminuito del 25%, passando dai 6.000 del novembre 1993 ai 4.500 (ottobre 2000).

Dal '93 al '98 i reati contro il patrimonio sono diminuiti del 30% (da 355.416 a 257.354). Quelli contro lo Stato e la Pubblica Amministrazione sono scesi del 18% (da 9.203 a 7.547)




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18 aprile 2008


Per Alemanno

L’ASSALTO A ROMA/1 ¦ GALLERIA DEI MARCIATORI SU ROMA. IL RAMPOLLO DEL CLAN DEGLI AMBULANTI

   Giordano ha 26 anni e una famiglia ingombrante. A Roma, anche senza saperlo, è difficile non sbattere contro i Tredicine. Tra bancarelle di macedonia, chioschi per le caldarroste, furgoni degli hot dog non c’è praticamente ambulante che non sia finito nel giro di una delle famiglie più temute e potenti della Capitale. Protagonisti di una lunga guerra con le giunte progressiste, per imporgli almeno di non piazzare i chioschi nella Fontana di Trevi. Sarà per questo che, sul suo sito, il rampollo Giordano preferisce glissare su nonni e genitori. Eppure, con i suoi cinquemila voti raccolti alle ultime comunali di Roma nelle liste del Pdl, si candida a un posto al sole in un’ipotetica squadra Alemanno. Chissà, assessore al commercio o alla sicurezza.
Ha funzionato il tam tam della famiglia che, dicono, stia facendo di tutto per spingerlo in alto. Originaria di Schiavi di Abruzzo, il clan delle caldarroste d’oro è compatto come solo una famiglia del sud sa essere.
Pensate che all’ultimo bando indetto dal I Municipio per la vendita di frutta estiva sono arrivate dieci domande per dieci posti. Sette sono stati assegnati a persone nate a Schiavi d’Abruzzo.
Ma non tutti si chiamavano Tredicine. Per esempio Anna Maria Cirulli, moglie di Mario Tredicine, e Pierina Maria Franceschelli, moglie di Dino Tredicine.

Da Europa di oggi




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16 aprile 2008


La disfatta

Il motivo di una sconfitta (come di una vittoria) elettorale non è mai unico: in un’elezione giocano mille fattori, perché ognuno di noi percepisce quel pezzo di offerta politica e quel carattere del candidato che lo colpisce (in bene o in male) di più. Dunque la lettura della nostra disfatta del 13 aprile non può che essere molteplice. Mi paiono però chiare due cose: la “ggente” (come diciamo a Roma) è più semplice e conservatrice di quello che pensiamo noi, “elite” in crisi del centro - sinistra.
Non ho mai creduto nella vittoria di Veltroni, anche se il suo entusiasmo e la sua carica ci avevano contagiato, come dimostra il mio post dell’11aprile. Speravo in un sostanziale pareggio al Senato, vedevo un Berlusconi spento, non percepivo (per poca frequentazione dei luoghi) la forza crescente della Lega nel nord. Onde d’urto nella pancia del Paese, tutte contro di noi (siamo quelli del no, vogliamo troppo bene agli immigrati, facciamo pagare le tasse, non togliamo la “monnezza”, …), onde che il “loft” non ha veramente capito, altrimenti ci sarebbero state altre scelte simboliche nelle liste e nella campagna.
Ora Berlusconi governerà e fa bene a dire che gli tremano i polsi: ci auguriamo, per il bene dell’Italia, che qualcosa la faccia, altrimenti il Paese non sopravvivrerà ad altri cinque anni di finzioni. Noi dobbiamo fare il Partito Democratico (ma in modo un po’ diverso da ora in poi! clikka per leggere post sul tema) e dobbiamo migliorare decisamente il governo di quello che ci compete, innanzi tutto alla Regione Lazio.
Ric
ominciamo convincendo tutti a votare Rutelli e Zingaretti il 27 e il 28 aprile.




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11 aprile 2008


Con Walter

Incredibile la forza di Walter Veltroni nel comizio in corso a Piazza del Popolo: sembra che ha appena iniziato la campagna elettorale e non che la stia finendo. Un discorso di grande energia, che vuole andare al cuore del Paese per farlo ripartire. "La vertigine non è,  paura di cadere, ma voglia di volare" dice Walter raggiunto sul palco da Jovannotti. Con questa campagna elettorale finisce la tecno politica: meno discussioni sull'economia e sulle riforme istituzionali, irruzione degli ideali, dei desideri e delle paure della gente. Tutto ancora un po' embrionale, ma sta funzionando. Non solo Veltroni, ma anche Giulio Tremonti, Daniela Santanchè, Flavia D'Angeli hanno interpretato questa nuova fase della politica italiana. Hanno tentato di raccontare una storia viva e in corso, mentre la storia di Silvio Berlusconi è sembrata decisamente finita. 
Qualche anno fa domandavo su un mio volantino perchè i politici non parlassero mai di ideali: quel tempo è finito. E sono gli ideali che costruiscono la storia. Avanti con Walter Veltroni e Francesco Rutelli: votiamoli, convintamente!




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28 marzo 2008


Palla di vetro

Fine dei sondaggi pubblici: il PD è 6 punti sotto il PDL, si può recuperare? Ce lo auguriamo e ci daremo da fare nei prossimi importanti 15 giorni. Se oggi dovessi scommettere però lo farei su un PD che recupera ancora 2-3 punti ma non riesce ad avere la maggioranza alla Camera, mentre al Senato potrebbe arrivare ad un sostanziale equilibrio (soprattutto se si riesce a vincere nel Lazio!). Cosa succederà allora? Governo istituzionale (guidato da Letta, Marini, Amato, Pisanu…) per fare una finanziaria e la riforma elettorale: replica delle elezioni nell’autunno 2009. Non riponete le bandiere!
Intanto Rutelli può farcela a vincere al primo turno…incrociare le dita, grazie.




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16 marzo 2008


Da Cernobbio

Un Silvio Berlusconi molto diverso a Cernobbio, meeting Confcommercio. Colpisce la sua pacatezza estrema e l'uso di frasi e parole per lui inedite: "ho angoscia e preoccupazione per la situazione, mi toccherà fare il Presidente" e simili. Nessuna promessa, nessun sogno, solo qualche proposta tecnica da programma elettorale.
Walter Veltroni, intervenuto qualche ora prima, invece cerca di raccontare "una storia diversa dagli ultimi quindici anni", e forse al di là di promesse e programmi è proprio questa storia politica, questo accentuare sulla sua persona che apre brecce nella difficile platea di imprenditori. Una storia diversa che costringe Berlusconi a trovare un nuovo copione, ma per ora senza successo, e il suo rifugio nel programma e nella preoccupazione lo fa somigliare proprio a Prodi
Entrambi i contendenti dovranno dopo Pasqua inventare qualcosa di nuovo da dire agli Italiani, uscendo dalla stanchezza in cui mi sembra stia cadendo la campagna elettorale. Si deve evitare sia la crescita dell'assenteismo, sia il voto di protesta a favore delle formazioni minori.
Per il resto a Cernobbio il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli denuncia la recessione del Paese e tutti concordano su futuri tempi economici duri. Giulio Tremonti, che si conferma uno dei politici più interesante della destra, si scaglia contro il mercatismo miracoloso, proponendo un maggiore ruolo pubblico regolativo. Linda Lanzillotta denuncia i costi di reciproca interdizione di un federealismo squilibrato. Giuseppe De Rita chiede delle istituzioni che recuperino la responsabilità e le capacità di relazioni. Aldo Bonomi invoca la crescita di una neo-borghesia che venga dalla ricchezza dei territori. Spettrali gli interventi di Fini e Fassino: declino reciproco...




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24 febbraio 2008


Il cuore grande della Roma di Walter

 L'ex sindaco di Roma che ha chiamato sul palco la madre di Valerio Verbano, il militante dell'ultrasinistra ucciso 28 anni fa in casa dai sicari che lo aspettavano dopo aver legato i genitori, e Gianpaolo Mattei, il fratello di Virgilio e Stefano, i due appartenenti al Msi, morti nel rogo della loro casa di Primavalle  (Benvegnù-Guaitoli)

L'ex sindaco di Roma che ha chiamato sul palco la madre di Valerio Verbano, il militante dell'ultrasinistra ucciso 28 anni fa in casa dai sicari che lo aspettavano dopo aver legato i genitori, e Gianpaolo Mattei, il fratello di Virgilio e Stefano, i due appartenenti al Msi, morti nel rogo della loro casa di Primavalle (Benvegnù-Guaitoli)

Rimane per me questa l'immagine simbolo della giornata di oggi, durante il saluto di Veltroni alla città. La parte più commuovente di un bel discorso giocato sui sentimenti e la passione, che ci ha molto coinvolti. Walter lascia una città che tenta di dimenticare i tanti brutti passati, riconciliando le anime divise, facendo sì che nessuno resti solo, per correre verso il futuro con grinta e voglia di innovazione. I problemi di Roma non sono tutti risolti, certo, ma il suo cuore dopo questi anni sembra veramente essere più grande!

Rileggete questo post di un paio di anni fa: La città di Veltroni




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15 febbraio 2008


Rutelli per Roma

 Francesco Rutelli, in giro per Roma, ascolta le voci della città: 
http://it.youtube.com/watch?v=unExXRw5qxA&feature=related




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14 febbraio 2008


Le dieci azioni di GLOCUS per cambiare l'Italia

Dieci punti programmatici, dieci filoni di pensiero o se preferite di principio, per cambiare l'Italia, proposti da Glocus, il think tank fondato e animato da Linda Lanzillotta. Un bel contributo alla campagna elettorale ormai partita, da leggere e sottoscrivere: 
http://www.glocus.it/articolo.asp?ID=135 

 




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14 febbraio 2008


IO CI SONO

Fa bella posta sulla mia scrivania l'attestato di partecipazione alle primarie del partito democratico: c'è scritto che sono fondatore del partito democratico e poi che, insomma, "IO CI SONO". L'ho ritirato due giorni fa alla ex sezione PCI - PDS - DS, di fronte alla ex sezione DC -PPI -Margherita di via Sebino. Anche se il PD romano non dà grandi segni di vita (qualcuno ha sentito idee e proposte sulla vita cittadina arrivare dai vertici del PD romano?) e anche se la distribuzione di questi attestati è di fatto un neo - tesseramento (ma non si stava pensando di fare un partito senza tessere?), non potevo mancare dall'elenco degli xxxmila fondatori!




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7 febbraio 2008


Elezioni 2008: si parte!

Proviamo a tenere un po' di diario dela campagna elettorale appena aperta. Qualche flash, per ricordare questi giorni.
Bene il PD da solo: scelta chiara e coraggiosa. Si perderà? Partiamo svantaggiati ma è da giocare, perchè vedo un certo disincanto nei confronti di Berlusconi.
Un pezzo di Forza Italia lancia ponti verdo il PD: il Paese ha urgente bisogno di maggioranze ampie per fare le riforme necessarie a salvarlo. La teoria tremontiana di due anni fa. Anche se il Polo vince, nelle sue fila si creerà scompiglio.
Francesco Rutelli chiude la sua esperienza breve e incisiva di vice Presidente del consiglio responsabile del turismo lasciando un pacchetto di atti amministrativi che segnano un ritorno della politica nazionale per il turismo. Era ora: nervosismo tra le Regioni, un po' di spiazzamento nelle categorie. Poi FR  va all'Es hotel vicino alla stazione (nel 93 c'era un palazzo semi distrutto) e inizia l'ascolto della città, per decidere se ricandidarsi a sindaco di Roma. Presenti molti storici amici: urge allargare il cerchio ... 




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