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appunti [ di Romolo Guasco ]
 




PRIMA PAGINA

Egli disse: “I re delle
nazioni le governano,
e coloro che hanno
il potere su di esse
si fanno
chiamare
benefattori.
Per voi però
non sia così;
ma chi è il più grande
tra voi diventi
come
il più piccolo e chi
governa come
colui che serve.”

Lc. 22, 25-26



 


IL BLOG
(esiste dal 17.01.2004)

Attratto dallo strumento,
voglio vedere se funziona, se
riesco a tenerlo aggionato,
se qualcuno legge
quello che scrivo.

Uno spazio di appunti:
riflessioni, ricordi,
un po' di cronaca, preghiere,
condivisione di idee,
documenti interessanti,
senza volere chissà cosa.
Anche per esercitare
il piacere di scrivere.

Qualcosa resti delle tante
che ogni giorno pensiamo.






18 marzo 2009


Il secondo polo turistico di Roma

Il progetto lanciato oggi dal Comune di Roma è una buona idea di marketing territoriale (forse la prima dell'era Alemanno) e può rappresentare un volano di sviluppo per la città. Ma non è una novità. La maggior parte dei progetti relmente realizzabili presentati oggi dal Vice Sindaco Cutrufo sono infatti il compimento del lavoro degli ultimi anni, a cominciare dal polo congressuale dell'Eur e dagli investimenti per Ostia e per il suo water front. Progetti già delineati dalle precedenti amministrazioni, purtroppo rimasti, nel caso di Ostia, solo sulla carta. La sfida (come ha detto il Sindaco) è riuscire a realizzarli, e per questo il tema della governance dei processi amministratvi appare prioritario e non sembra per ora affrontato. Molta cautela mi è sembrata vedere sulle novità che erano state annunciate, a cominciare dalla realizzazione del nuovo parco a tema (quello a Castel romano che farà Cinecittà è invece proposta vecchia e nota) e dal gran premio di formula uno. Nessun approfondimento sul Tevere e sugli approdi per la nautica.




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26 gennaio 2009


TURISMO A ROMA

 

Nel contesto difficile del turismo italiano, Roma rischia di vivere una crisi ancora più difficile. La città, a metà degli anni ‘90, virò decisamente verso l’economia dei servizi, dopo i decenni dell’impiego pubblico e delle partecipazioni statali: una scelta in parte obbligata, ma perseguita con determinazione dagli amministratori del tempo. E il turismo, accanto ai poli tecnologici e logistici, all’università e alla ricerca, fu motore e protagonista di quella fase di crescita della ricchezza cittadina, arrivata fino ai giorni nostri. Le risorse investite per il Grande Giubileo dell’anno 2000 e la buona prova che si diede sotto i riflettori del mondo, sono stati un grande volano, ma da soli non bastano a spiegare una crescita turistica di Roma che è andata ben oltre l’anno giubilare.
Agli investimenti privati (primi quelli alberghieri aiutati da procedura urbanistiche semplificate concordate tra Comune e Regione) si affiancò un intervento pubblico deciso con l’inaugurazione di nuovi spazi culturali (a cominciare dall’Auditorium ma nono solo: si pensi al complesso del Vittoriano, progressivamente ritornato ad un uso pubblico e turistico), il restauro e la riapertura al pubblico di palazzi e musei (dalla Galleria Borghese al Palazzo Massimo), l’affermarsi di un calendario di eventi per tutti i gusti, che in tale misura la città non aveva mai conosciuto (non ci riferiamo solo alla sempre citata Notte Bianca, ma i mille eventi dell’estate, ai festival e alle mostre allestite in nuovi spazi, insomma ad un insieme di iniziative che rendeva reale lo slogan lanciato dal Comune agli fine degli anni ‘90: the happening city). E ora? Ora cosa succede a Roma? Cosa c’è di nuovo e cosa si sta preparando? In una offerta turistica sempre più competitiva, dove nuove mète (e nuove città) richiamano i turisti, non ci si può fermare: guai se Roma non rilancia la sua immagine e la sua offerta, proponendo anche qualcosa di nuovo, di credibile e realizzabile in tempi certi. Vorremmo indicare tre tracce di lavoro, per gli operatori e gli amministratori.
Prima: ci sono nuove “attrazioni” da costruire e metter in rete. I parchi, a cominciare da quello dell’Appia Antica, il mare (Roma è l’unica grande capitale europea che possa offrirlo), il Tevere. Parchi, mare e Tevere sono tre asset su cui la città ha fin oggi investito poco, e che andrebbero infrastrutturati per i turisti e venduti nei pacchetti vacanza. Roma potrebbe raccontare al mondo che in città accanto all’archeologia e alla cultura ora c’è un mondo di natura da scoprire: molto cool!
Seconda: la città dei congressi. Guardando alle infrastrutture fatte (fiera) e a quelle da fare (Nuvola), ci vuole solo un po’ di coraggio per dare un suggerimento per il futuro: meno fiere, più congressi. Meglio detto: meno fiera, più polo congressuale. La Nuvola è una risposta di qualità ma parziale: i 3500 posti in realizzazione non risolvono il problema dei mega raduni, su cui la città deve invece puntare. Una parte della fiera andrebbe riconvertita a questo fine, collegandola con la Nuvola e con i grandi alberghi del centro cittadino.
Terzo: il marketing: come vendiamo Roma? Diciamocelo: la città non ha mai fatto marketing, sarà ora di cominciare, sapendo che i risultati si vedranno tra qualche anno. Ma per cominciare serve un po’ di pensiero strategico, qualche luogo di elaborazione e riflessione che coinvolga capacità romane e internazionali. Invece non conosciamo bene nemmeno i nostri clienti: non ricordo di una indagine sulla soddisfazione dei turisti fatta dal Comune di Roma. Una città che ha tre Università pubbliche e decine di centri ricerca potrebbe investire tempo e qualche risorsa per capire il contesto in cui vive e come si stanno sviluppando gli scenari del turismo internazionale.
Naturalmente mentre lavoriamo sulle novità dobbiamo stare attenti a non tornare indietro sul resto: purtroppo invece i segnali ci sono tutti. I tagli nazionali alla cultura fanno ritenere che non vedremo novità nelle aree archeologiche cittadine per un bel po’ di tempo; la ripresa di dispute politiche sugli eventi, non fa immaginare nulla di buono per la prossima estate romana; Fiumicino e Alitalia sono infine il segnale simbolo di un regresso turistico della città, che rischia di demoralizzare e travolgere un po’ tutti. Dobbiamo scongiurare tutto questo e invece rilanciare: Roma non può permettersi di perdere la sfida del turismo!




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10 aprile 2008


Cosa abbiamo fatto per il turismo

Riuscirà il responsabile al turismo del prossimo governo a sviluppare e completare il gran lavoro fatto in meno di due anni dall’esecutivo di centro sinistra, e dal suo vice Presidente Francesco Rutelli? E’ la domanda che si pongano molti operatori del settore all’indomani del voto. In tempi di programmi elettorali short nessuno dei due maggiori schieramenti dedica molto spazio a questo settore, né risultano iniziative dei due principali leader sul tema durante la campagna elettorale. Ma Veltroni si presenta con i risultati di Roma, la mèta italiana cresciuta di più in questi anni, non solo nel numero di presenze, ma anche nell’immagine internazionale, mentre l’ultimo governo Berlusconi non ha lasciato un buon ricordo al mondo del turismo. Rammentiamo del sottosegretario al turismo della Lega Nord Stefano Stefani che, in pieno luglio, offese i Tedeschi con definizioni pittoresche, creando un incidente diplomatico che lo costrinse a delle veloci dimissioni. Poi nel 2003 arrivò l’aumento del 300% dei canoni demaniali, prima deciso e poi sospeso dal Ministro Tremonti, ma conteggiato ugualmente nelle entrate pubbliche. Infine qualche provvedimento frettoloso di fine legislatura del Ministro Scajola, tra i quali è spiccata una finta riforma dell’Enit (permanentemente commissariato negli anni di Berlusconi) che ha però moltiplicato i consiglieri di amministrazione.
Con Francesco Rutelli si sono affrontati a tutto tondo i problemi del turismo, senza eludere le questioni di governance del settore che derivano dall’attuale assetto costituzionale e le criticità dell’offerta turistica. Il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo presso la Presidenza del Consiglio è una realtà che consentirà politiche per il turismo su temi trasversali come le infrastrutture, la fiscalità, il lavoro, l’innovazione dell’offerta. Per quest’ultima il governo uscente ha stanziato, per il triennio 07 – 09, 100 Mln di Euro finalizzati a migliorare gli standard di qualità delle strutture, e 50 Mln per progetti di eccellenza nella promozione. Proposti anche per la prima volta i requisiti nazionali minimi omogenei per la classificazione alberghiera, in accordo con le categorie. Ben 2 miliardi di Euro sono stati poi destinati agli attrattori culturali e turistici nelle 8 regioni del Mezzogiorno, di cui una parte per la formazione professionale. L’Osservatorio nazionale dispone di 6 Mln di Euro per offrire al sistema dati più credibili e in grado di orientarne le politiche.

Sono state affrontate e risolte anche alcune questioni meno strategiche ma ugualmente importanti: l’aumento dei canoni demaniali è stato riportato a “ragione” per la gran parte degli operatori (ma andrà modificato il meccanismo di calcolo per le c.d. “pertinenze”); è finalmente possibile detrarre l’IVA per l’organizzazione dei congressi; sono partiti i “buoni vacanze” per le famiglie meno abbienti fermi dal 2001. Bocciate le proposte avanzate da più parti di una nuova “tassa di soggiorno” si è puntato sulla promozione dando all’Enit un fondo aggiuntivo, sempre nel triennio, di ben 150 Mln di Euro, e ci si è misurati nella “missione impossibile” di rimettere in piedi il portale Italia.it, mostro originato dal berlusconiano Ministro Stanca, e le cui carte ora sono in mano alla magistratura contabile.

L’attenzione al turismo, gigante economico e occupazionale ma politicamente un po’ debole, è certo aumentata in questi due anni di governo. L’esperienza di Rutelli e l’avvio di un nuovo governo centrale del settore non devono andar persi: l’Italia può riacquistare punti sul mercato internazionale se correrà verso l’innovazione dei suoi prodotti turistici, facendo squadra tra tutti i protagonisti e contrastando l’autoreferenzialità ancora presente in molti interlocutori imprenditoriali ed istituzionali.

Su Europa del 10.04.08




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20 gennaio 2008


Il turismo nella Finanziaria 08

Ancora due occasioni per il turismo italiano, scritte dal Parlamento e sostenute dal Vice Predisente Francesco Rutelli. Si tratta di due norme scritte nell'ultima finanziaria (art.2, commi 193 - 195) che, in sostanza, dicono: 

  • che lo Stato deve indicare, d'accordo con le Regioni, le tipologie e le caratteristiche omogenee dei servizi turistici (come ad esempio i requisiti minimi per la classificazione degli alberghi);
  • che si devono indicare procedure per la semplificazione burocratica a carico delle imprese turistiche e che il Dipartimento deve supportare i progetti di investimento in questo campo.

E' un altro tassello verso la ripresa di una politica turistica nazionale, di cui l'Italia ha fortemente bisogno, e sui cui è necessaria la convergenza politica di tutte le Regioni Italiane. In una competizioni globale e senza mezze misure, c'è bisogno sui mercati turistici di una bandiera italiana forte.




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3 giugno 2007


La guerra delle spiagge

Non serviva questa guerra delle spiagge che occupa da qualche giorno i nostri giornali, e che immaginiamo diventerà un tormentone estivo. Concessionari sul piede di guerra, Verdi e consumatori all’attacco, turisti perplessi. Ma cos’è succede?

Tutte le spiagge sono pubbliche, appartengono ai cittadini, sono demanio marittimo e, nella maggior parte dei casi, sono gestite dai comuni (secondo principi nazionali e piani regionali). Gli stabilimenti balneari ricevono in concessione la spiaggia per un certo tempo, pagando un canone. Negli anni, come tante cose in Italia, il sistema si è prestato ad abusi e soverchierie, tanto da rendere difficile capire oggi dove siano obiettività e responsabilità. Un elevato numero di concessioni hanno reso lunghe parti dei litorali italiani inaccessibili, pur rispondendo alla richiesta di comodità, sicurezza e servizi dei turisti. I canoni pagati sono stati in troppi casi irrisori, ed oggi si fatica a ritrovare un equilibrio tra investimento aziendale, quantificazione del canone e lunghezza della concessione. Lungo i litorali italiani si sono moltiplicate situazioni di abusivismo e di degrado incredibile: spiagge libere sporche e insicure, porticcioli e approdi illegali, baraccopoli e abusivismo sulle dune …

La nuova norma di cui si parla ora (scritta nella Finanziaria 2007) obbliga i concessionari a far transitare chiunque nello stabilimento, dandogli la possibilità di fare il bagno. Nel Lazio già era così, secondo le regole date dalla Giunta Badaloni: salvo ci fosse una spiaggia libera a 200 metri, l’accesso ai bagni era consentito, e in nessun caso era previsto il pagamento di un biglietto d’ingresso: si pagano i servizi dello stabilimento non l’accesso al mare! La scorsa estate ho personalmente e animosamente discusso sul tema con il titolare di uno dei più noti stabilimenti del pontino, e alla fine il biglietto è sparito. Ma intorno a questa ragionevole regola crescono irragionevoli comportamenti.

E’ irragionevole pensare che l’area protetta degli ombrelloni di uno stabilimento sia invasa da chiunque. Irragionevole fare dell’accesso al mare pubblico un affare privato. Irragionevole la mancanza di spiagge libere e curate. Irragionevole fare di tutto questo una polemica politica. Gli stabilimenti balneari italiani (sia il modello “edificato” che c’è ad Ostia, sia quello di “bagno” come a Rimini) sono un importante asset del nostro turismo, da valorizzare e migliorare: se vi sono abusi sia punito chi li fa. Si aumentino i controlli, si faccia pagare il giusto a fronte degli investimenti fatti dando elasticità al periodo di concessione, si abbia il coraggio di togliere la concessione a chi non sta alle regole. Mai come per il demanio servono principi che tutelino imprese e consumatori.

Per il resto … buon bagno a tutti!




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3 giugno 2007


Destagionalizziamo?

Il turismo Italiano soffre di una forte stagionalità, in particolare rispetto ad altre mète europee concorrenti. I dati sono preoccupanti: l’utilizzo medio delle strutture è in Italia del 32%, con punte drammatiche del 17% in Basilicata, 20% in Calabria, 23% in Puglia, proprio dove il clima permetterebbe lunghe stagioni. Pensate che in Spagna è Inghilterra la media è del 43%, in Francia del 42%. Una parte molto ampia (e in alcune località maggioritaria) del sistema turistico italiano apre solo per la stagione estiva: alberghi, campeggi e stabilimenti balneari, che si portano dietro anche ristorazione, commercio, divertimento ed altri servizi turistici. E’ un’offerta ferma al modello della villeggiatura degli anni ‘60, quando si stava in ferie solo d’estate e per almeno un mese: oggi invece le vacanze sono brevi e si fanno in più periodi dell’anno, e quindi le località che vogliono recuperare competitività devono essere aperte il più possibile. Ne va anche della qualità: com’è possibile infatti fare qualità internazionale in un albergo aperto solo poche settimane? Sarà migliore e più fedele la clientela di un albergo aperto tutto l’anno, dotato di servizi superiori (dalla climatizzazione al fitness), con personale stabile e di adeguata professionalità. Un albergo che potrà meglio gestire i prezzi e competere con le sue proposte fuori stagione, dando continuità agli investimenti e puntando a divenire protagonista dell’offerta italiana nel mondo, lasciandosi alle spalle la, pur gloriosa, storia di pensione familiare.

Gli stessi italiani occupano in gran maggioranza gli alberghi tra giugno e agosto: questi tre mesi fanno il 48% delle presenze domestiche (37% in Spagna, 30% in Francia). Si può dunque lavorare anche sul mercato interno cercando un maggiore scaglionamento delle ferie. Una spinta forte verrebbe dal cambiamento del calendario scolastico. Siamo il paese con le vacanze estive più lunghe, circa 13 settimane: spostare due settimane di vacanze dall’estate ad altri periodi dell’anno (per esempio rendendo più lunghe le vacanze pasquali) aiuterebbe lo scaglionamento delle ferie e ne guadagnerebbe anche la qualità dell’apprendimento dei giovani. Ministero della Pubblica istruzione e Dipartimento del turismo stanno lavorando in tal senso.

Quello della destagionalizzazione del turismo è dunque un obiettivo giusto e ambizioso, che Francesco Rutelli ha posto al centro delle politiche del Governo per il turismo: il dibattito e le proposte per innescare questa forte innovazione sono aperti, e devono coinvolgere tutti i protagonisti: imprese, famiglie, lavoratori, regioni, sindaci, operatori dell’intrattenimento, sistema della cultura e dello spettacolo... Servono località aperte tutto l’anno, con infrastrutture e servizi adeguati, in grado di valorizzare il nostro patrimonio di natura, arte e cultura che non va mai in vacanza!




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18 febbraio 2007


TUTTI ALLA BIT !!

La prossima settimana da giovedì inizia la più importante e storica rassegna turistica italiana: la BIT di MIlano. Anche quest'anno grande spiegamento di forze:120 paesi, 5.000 espositori, 60 mq di esposizione in tre padiglioni della nuova sede della Fiera di Milano a Rho. La rassegna si confermerà una insostituibile punto di riferimento per gli operatori: si intrecciano rapporti, strette di mano, annusamenti e forse qualche affare. Ma certo alla Bit tutti ci devono essere! Quest'anno mi sembra che gli eventi convegnistici siano pochi e non di eccezionale livello: spicca la presenza nel primo giorno del Vice Presidente Francesco Rutelli che inaugura la rassegna e presenta il portale Italia.it.
Un segnale importante è quello che hanno voluto dare le regioni, imponendosi una riduzione della spesa per gli stand, diventati negli ultimi anni spesso faraonici e ridondanti. Storicamente la Bit nasce a metà degli anni 80 da un accordo tra Expo Cts (ai tempi braccio operativo dell'Unione commercianti di MIlano), Regioni e l'Enit: insieme sotto l'abile e determinata regia dell'allora presidente Francesco Colucci e direttore Paolo Provasoli si lanciò la rassegna. Non ci credevano in molti, ma fu subito un grande successo.
Ma si sa che la concorrenza tra fiere è spietata, ed oggi anche la BIt subisce, oltre che la concorrenza internazionale, quella di nuove e agguerrite fiere nazionali: prima fra tutte Globe che si terrà a a Roma dal 22 marzo, promosso dagli uomini di TTG (rivista specializzata del settore).
Chi vincerà la sfida tra le fiere turistiche? Cosa serve ad operatori ed istituzioni nell'epoca del mercato globale on line? Probabilemte vincerà chi, realizzando la fiera, si ricorderà le origini, dei motivi per cui nascono queste rassegne: l'incontro tra uomini, tra persone, il guardarsi in faccia, che non può essere sostituito da nessuna tecnologia. Una fiera accogliente, efficente, poco costosa, semplice ma colta, che sappia colpire immaginario e sentimenti, attragga nuove perosne, illustri i percorsi veri e innovativi del turismo, facendo capire dove gira il vento, quali sono i nuovi bussines, in cosa e dove si debba investire. Insomma non tanto sentirsi in uno stand, ma protagonisti di uno show! Buon lavoro a tutti !




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18 gennaio 2007


TURISMI D’ITALIA

Gran fermento nel sistema turismo italiano: importanti misure nella finanziaria, come non se ne vedevano da tempo; affacciarsi di nuovi protagonisti di peso; forte accordo sui principi guida tra Governo e Regioni.

Con la Finanziaria 07 arrivano nuove regole per il demanio marittimo: si elimina l’aumento del 300% che Tremonti, alla ricerca della quadratura dei conti, impose dal 2004 (per poi sospenderli: vera prova di “falso in bilancio”!) e si introducono regole più semplici ed equilibrate, che da una parte permetteranno l’aumento delle entrate dello Stato, dall’altro la certezza degli investimenti imprenditoriali. Si mettono a bilancio risorse che permetteranno, come annunciato ieri da Francesco Rutelli, di istituire un fondo rotativo di 300 milioni di Euro per i prossimi tre anni, per incentivare investimenti e ristrutturazioni imprenditoriali. Poi le nuove risorse per l’Enit, quelle per l’Osservatorio, e l’istituzione del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio per la governance del settore, la detrazione dell’Iva congressuale.

Sembra entrare nel gioco qualche nuovo protagonista: ieri lo studio Ambrosetti ha organizzato un grande incontro a Napoli, ricco di contenuti e ottimi relatori. Tra gli sponsor la Banca Intesa – San Paolo, l’Associazione costruttori e Pirelli Re: uno schieramento che fa immaginare un interesse a realizzare cose nuove e importanti. Sarebbe utile, come sostengo da tempo, che arrivassero finalmente capitali e capacità per realizzare nuovi investimenti di qualità, in particolare nel Mezzogiorno. Un ritrovato equilibrio istituzionale tra governo e regioni aiuterà la governance di questi processi, e la stessa figura istituzionale di Rutelli, Vice presidente del Consiglio, sta già realizzando con la giusta autorevolezza, le integrazioni su tanti problemi che interessano il settore: dal rapporto con il sistema della cultura, a quello dei visti, fino al nuovo contratto si servizio Rai che prevede appositi spazi per il turismo.

Dopo la finanziaria e dopo i convegni, è il momento dell’operatività. Un punto essenziale sembra ormai condiviso da tutti. Bisogna lavorare tutti e molto di più per qualificare l’offerta, occupandoci meno di cercare la domanda. Nell’immaginario internazionale infatti il desiderio di venire in Italia è fortissimo: forse è ancora il Paese più desiderato. Ma l’Italia appare di difficile accesso, un po’ vecchia e costosa, in alcune zone anche insicura. Dobbiamo rafforzare la qualità dei nostri prodotti complessivi (cultura, albergo, cucina, strada, commercio, divertimento, mare, glamour e tutto quanto fa turismo…), pur mantenendone la tipicità.  Roma lo ha fatto e da dieci anni continua a crescere. Costeremo sempre un po’ di più della Turchia o di Sharm el Sheikh, ma dobbiamo valerlo per la qualità del servizio e dell’ambiente che si offre. Anche il sistema tradizionale della piccola impresa deve puntare sulla qualità, destagionalizzando e rinnovandosi. Non un’Italia trasformata in mega villaggio, ma un’Italia dalle mille offerte di qualità, in grado di competere nel multiforme super market della vacanza.




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2 dicembre 2006


ALITALIA

Il via alla privatizzazione di Alitalia è stato accolto bene dalla borsa: bel segnale, vuol dire che il mercato crede che l'operazione andrà a termine e si troverà qualcuno disposto, a valore di eri, a sborsare fino a 400 milioni di Euro. Ma non è detto che questi abbia nel cassetto il progetto di una nuova compagnia di bandiera, dai conti e dalle relazioni sindacali risanate, industrialmente forte e pronta ad aggredire il mercato dopo l'entrata di capitali e menager privati. Per ora questo è solo un augurio, ma sarebbe utile togliere dalla scena un po' di sovrastrutture tipo:

  • che la compagnia di bandiera nazionale sia decisiva per lo sviluppo del Paese e del turismo: è solo un giusto principio ideale, ma se invece diventa, com'è avvenuto da anni, un peso sul bilancio dello stato e quindi una tassa per tutti noi meglio lasciar perdere;
  • che possano veramente esserci due hub Alitalia, uno a Fiumicino ed uno a Malpensa: qualcuno dimostrasse nuovamente oggi questa tesi con delle cifre attendibili, che non siano solo la quantità di reddito pro capite dei milanesi;
  • che non si passa lavorare e investire di più sulle tratte turistiche italiane, sui centri minori, realizzando una divisione, anche aziendalmente distinta, per voli a basso prezzo;
  • che si possa vincere la sfida senza un'alleanza forte: amo molto viaggiare con Air France, che si sarebbe di male ad essere, con degli accordi forti, sotto tutela francese? Mi dicono che le compagnie di Dubai, Hong Kong e Singapore sono fantastiche e piene di soldi: perchè non provare ad essere veramente internazionali? Paura del sindacato?
  • che l'assetto aeroportuale italiano debba rimanere semi pubblico come è ancora oggi: la logistica aeroportuale è un affare che si accompagnia al trasporto. Oggi è troppo legato alla micro economia locale e anche alcune privatizzaioni fatte (vedi Fiumicino) non appaiono avere soggetti in grado di garantire gli investimenti necessari. Praticamente dopo l'epopea di Fiumicino della fine degli anni 90, gestita dal soggetto pubblico con grandi investimenti, non è successo un gran chè, e l'attuale sala deglia arrivi internazionali ricorda una stazione della metropolitana di una periferia dell'est Europa!

Sono riflessioni da blog, ad alta voce e senza numeri, alcune saranno sbagliate. Da consumatore di voli vorrei andare in giro per l'Italia, anche minore, spendendo qualcosa di meno di oggi e trovando qualche tratta di più, e andare in giro per il mondo sicuro di poter raggingere a prezzi ragionevoli il maggior numero di Paesi.




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16 novembre 2006


GIUSTO AVER CANCELLATO IL CONTRIBUTO DI SOGGIORNO

L’altro ieri la Camera ha modificato la norma che introduceva il “contributo di soggiorno”: credo abbia fatto molto bene, per i motivi che ho espresso nei post dei giorni scorsi. Tra gli interventi da registrare a difesa della nuova tassa fatti nei giorni scorsi quello di Carlo Fortes, capacissimo super direttore dell’Auditorium, ed esperto economista dei beni culturali, sul Corriere della sera di qualche giorno fa. Ma stavola le tesi di Carlo non convincono proprio. Per sostenere l’utilità di un’imposta di soggiorno finalizzata allo sviluppo del turismo locale, soprattutto culturale, parte infatti da un assunto un po’ strano: il sistema imprenditoriale del turismo a Roma, dice Fuortes, non sostiene alcun costo specifico per finanziare il “valore” del loro prodotto, godendo quindi “di grandissime esternalità positive che non indennizzano in alcun modo al resto della società”. L’assunto dovrebbe però applicarsi alle tante categorie che traggono direttamente o meno vantaggi dal turismo, non certo solo per albergatori e osti: anche chi fa il tassista, chi affitta case a dirigenti o a studenti, chi organizza mostre ed eventi culturali, chi impianta sedi di multinazionali gode della positiva esternalità che si chiama Roma. Le imposte, nazionali e comunali, pagate sugli scambi economici e sulla ricchezza creata dovrebbero già garantire i servizi di base di una grande città (dalla pulizia, alla manutenzione urbana, ai servizi culturali). I biglietti che si pagano per entrare in un museo, pagare un parcheggio o percorrere il centro storico con un bus turistico dovrebbero assicurare entrate ulteriori per coprire i costi di servizi specifici.

E’ chiaro che non è così, ma come risolvere? La proposta giusta è nel programma presentato durante le elezioni romane dal Sindaco Veltroni, in cui si chiedeva al Governo di realizzare un processo di riforma strutturale della finanza locale e introdurre “un legame fra crescita economica locale ed entrate comunali, attraverso la compartecipazione dinamica al gettito di un grande tributo erariale, IVA o IRE”. Insomma una parte della grande quantità di IVA versata dalla filiera del turismo dovrebbe restare al comune di Roma, che potrebbe spenderla proprio per rafforzare la qualità dei servizi, anche culturali. Invece l’introduzione con la finanziaria del “contributo di soggiorno”, senza esagerare con le preoccupazioni sul possibile effetto negativo sui flussi, di questi tempi faceva arrabbiare innanzi tutto perché è un balzello in più. E se le motivazioni fossero state quelle di Fuortes faceva arrabbiare un po’ di più!




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21 giugno 2006


Turismo: la ricerca Glocus

L’analisi di Glocus sul turismo italiano presentata giovedì a Roma ha indicato un ambizioso ma possibile traguardo per i prossimi dieci anni: far tornare l’Italia nuovamente prima mèta turistica mondiale. I dati raccolti dicono senza mezzi termini che il turismo italiano e sì ancora forte e competitivo, ma conosce pericolosi segnali di declino. Le tradizionali mète marine subiscono l’impietosa concorrenza di nuovi paesi e non sembrano attrezzarsi per rimediare; nel Mezzogiorno, bacino turistico di incredibili possibilità, da diversi anni non si vedono investimenti significativi sia nel ricettivo sia nelle infrastrutture; le tre maggiori città d’arte continuano a “macinare” turisti, ma soffrono sempre di più in termini di sostenibilità. Basterebbero questi tre indizi per dirci che serve un rilancio serio e non velleitario nella politica del turismo, da troppo tempo lasciata ai soli assessori regionali e a qualche rara ed estemporanea misura nazionale. Si pensi che negli ultimi cinque anni le presenze straniere solo calate di più del 5% e lo stesso è stato per la permanenza media, mentre la bilancia dei pagamenti turistica lo scorso anno ha registrato un drastico -13%. Anche a Roma, dove le cose vanno piuttosto bene, la spesa turistica, che è stata nel 2000 pari a 5.700 milioni di Euro, è calata nel 2003 a 3450 milioni di Euro, secondo le rilevazioni dell’UIC. Dunque più turisti, ma più poveri.

Tornare primi non significa solo contare più arrivi e presenze, poiché ciascuna nazione, se vuole darsi una regola di crescita sostenibile, deve equilibrare questi due dati, che potrebbero divenire oltre certi limiti anziché una ricchezza una perdita secca. Va realizzato un nuovo indicatore di successo turistico, che affianchi agli arrivi altre rilevazioni quali: la spesa del turista, i ricavi aziendali e l’occupazione delle strutture, i costi affrontati dal pubblico a fronte del movimento turistico, la tutela dei beni non riproducibili …

La ricerca suggerisce alcuni percorsi per far scattare il turismo italiano. Prima di tutto più innovazione in tutti i fattori che costituisco il prodotto, dalle imprese ai musei. In Italia sembra tutto un po’ fermo, ed è facile perdere l’interesse del mercato. Bisogna modernamente valorizzare il bello del nostro territorio, lavorare sul ripristino del paesaggio e delle coste, fare coraggiosi piani per innovare il prodotto mare, in particolare nel nord – est. Il modello familiare e diffuso dell’impresa turistica, che ha fatto il successo dell’Italia, deve ora avere la capacità di offrire un prodotto più standardizzato e accessibile, soprattutto nel segmento medio – basso, colmando l’assenza di catene alberghiere low cost.

Per fare questo serve più di cultura nel turismo italiano: la ricerca denuncia la paradossale situazione in cui ci troviamo. Decine di osservatori e di ricerche (e anche la nostra non fa eccezione) che si basano su dati quanto meno discutibili: dal costo degli alberghi (si rileva solo quello denunciato, mai quello praticato) alla spesa del turista (registrata con interviste campione), senza parlare del non registrato (si pensi alle seconde case). Ma soprattutto si investe poco per capire i fenomeni e i mercati e quindi indirizzare investimenti pubblici e privati.

Infine si richiede un assetto coraggiosamente innovativo della governance del settore: l’accordo stato – regioni e indispensabile per identificare gli obiettivi del sistema, ma poi bisogna distinguere competenze e capacità, per evitare duplicazioni e sprechi (oggi la spesa turistica è calcolata in ben 13 miliardi di dollari, terza dopo quella della Francia e del Regno Unito, e superiore a quella della Spagna). Alle Regioni le politiche di sviluppo locale e di raccordo con i mercati tradizionali, alla bandiera nazionale l’esplorazione dei nuovi mercati (Cina per prima) e la promozione di eventi e prodotti di eccellenza nazionale.
Guarda su http://www.glocus.it/




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20 marzo 2006


QUELLI DEL TURISMO

Bel clima oggi all’incontro romano col titolo “Quelli del turismo”. Un clima positivo, una piacevole rimpatriata, quasi 200 persone, tanti imprenditori e molte degli amministratori che già negli anni ‘90 credevano che il turismo fosse un asse strategico per far crescere Roma, che hanno lavorato per il Grande Giubileo del 2000 facendone non solo un evento straordinario, ma un’occasione unica per affermare l’immagine internazionale di Roma e dare una forza stabile, strutturale, all’economia turistica della città.

I dati positivi della città li conosciamo tutti e non serve ripeterli qui, ma con questa esperienza dobbiamo ora arricchire il quadro nazionale dopo gli anni bui del governo Berlusconi, bui in particolare per il turismo.

Cosa può ricordare il turismo italiano del governo di centro destra? Anche a voler essere buoni ci pare molto poco: solo a fine legislatura si registra la nascita senza troppo clamore di un Comitato nazionale del turismo, dai compiti non ben definiti. Poi c’è stato il mero cambio nominalistico per l’ENIT (che sembra sopravvivere intatta ad ogni tipo di governo!), e il progetto di un portale tanto mega quanto, ci sembra, inutile.

La grave crisi conosciuta dal settore dopo l’11 settembre non ha trovato nessun tipo di intervento nazionale: si sono dovute arrangiare da sole imprese, regioni, comuni. Non si sono visti interventi strutturali sui prodotti turistici per aumentarne la competitività, che è oggi il vero problema nazionale. Nemmeno l’annunciato allineamento dell’IVA a quella degli altri Paesi europei concorrenti, promesso nel 2000 a Genova all’Assemblea di Federalberghi dall’allora Presidente di Forza Itala Silvio Berlusconi, si è realizzato, nonostante le richieste reiterate di tutte le Federazioni del turismo. Ci saremmo aspettati una spiegazione qualche giorno fa durante il lungo intervento del ministro Tremonti all’assemblea della stessa Federalberghi, ma non c’è stata.

Il governo di centro sinistra dovrà lavorare molto: oltre la lodevole eccezione di Roma e di altre città d’arte, c’è infatti un rischio grave per molte località Italiane di uscire dai circuiti internazionali. Il programma dell’Unione indica alcune priorità, ma servirà, più di quanto è avvenuto fin ora, coraggio e innovazione.




permalink | inviato da il 20/3/2006 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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