.
Annunci online

appunti [ di Romolo Guasco ]
 




PRIMA PAGINA

Egli disse: “I re delle
nazioni le governano,
e coloro che hanno
il potere su di esse
si fanno
chiamare
benefattori.
Per voi però
non sia così;
ma chi è il più grande
tra voi diventi
come
il più piccolo e chi
governa come
colui che serve.”

Lc. 22, 25-26



 


IL BLOG
(esiste dal 17.01.2004)

Attratto dallo strumento,
voglio vedere se funziona, se
riesco a tenerlo aggionato,
se qualcuno legge
quello che scrivo.

Uno spazio di appunti:
riflessioni, ricordi,
un po' di cronaca, preghiere,
condivisione di idee,
documenti interessanti,
senza volere chissà cosa.
Anche per esercitare
il piacere di scrivere.

Qualcosa resti delle tante
che ogni giorno pensiamo.






2 ottobre 2011


Continuiamo su:

romologuasco.wordpress.com




permalink | inviato da romolo il 2/10/2011 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 agosto 2011


IL MIO VITALIZIO DA EX CONSIGLIERE REGIONALE

Dei tanti “privilegi” dei politici il peggiore è il c.d. vitalizio, che non ha nessun tipo di giustificazione, poiché si prende ad attività cessata e indipendentemente dai versamenti fatti. Sono stato tra il 1995 e il 2000 consigliere regionale del Lazio: per questo al compimento dei miei 50 (!) anni avrei avuto diritto ad un vitalizio che credo si aggiri intorno ai 3000 € netti. Il costo per la regione di questi vitalizi, che attualmente pare prendono più di 200 “ex”, è di più di 16 milioni di euro l’anno! E’ evidente infatti che quanto ho versato in soli cinque anni di mandato non potrà mai coprire gli importi che mi saranno dovuti fin che campo (io e mia moglie, c’è anche la reversibilità!). Dunque il vitalizio è una sorte di riconoscimento onorifico per chi è riuscito ad accedere al palazzo, un riconoscimento, e qui la parola è quanto mai corretta, di casta. I versamenti fatti negli anni di mandato elettorale dovrebbero invece andare agli enti previdenziali cui l’eletto è iscritto, e contribuire alla sua pensione futura alla stregua degli altri cittadini.

Ho usato il condizionale perché quel vitalizio non l’ho mai preso e non lo prenderò: alla fine del mandato decisi di riscattare i miei contributi e rinunciare a ogni futuro diritto: mi è sembrato più equo così, già nel 2000. Non fu una scelta particolarmente sofferta, ed è la prima volta che ne parlo in pubblico, per testimoniare che un ritrovato rapporto tra politica e cittadni ha bisogno anche di piccoli gesti personali.

Ora la manovra di Ferragosto dice che dalla prossima legislatura le Regioni debbano passare ad un sistema “previdenziale contributivo per i consiglieri regionali”: vedremo(art. 14, comma 1, punto f, del Decreto Legge). Questa norma va approvata e attuata, senza se e senza ma.


29 maggio 2011


L'inferno dei viventi

«L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l' inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.».

Calvino, Le città invisibili




permalink | inviato da romolo il 29/5/2011 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


25 aprile 2011


Mario Di Carlo

Ho conosciuto Mario Di Carlo nel 1993, al Comitato Rutelli. Ho un ricordo abbastanza preciso della prima riunione che facemmo, al comitato a Piazza della Libertà. Si trattava di scrivere la parte del programma di Francesco sul commercio e si discuteva di centri commerciali e aperture domenicali. Su quest’ultimo tema disse che non sapeva bene quali fossero le regole: “io la domenica vado a camminà in campagna!”. La sua schiettezza e ruvidezza mi colpì, in un modo politico pieno di finti signori. Poi ci vedemmo per preparare un’altra candidatura, quella di Piero Badaloni alla regione Lazio. Venne nel mio ufficio un pomeriggio e, nonostante i suoi innumerevoli impegni, passò diverse ore a darmi consigli sulla prossima campagna elettorale e a raccontarmi storie politiche della città. Da profondo conoscitore degli interessi in campo, descriveva le mosse dei protagonisti, ci ragionava e guardava sempre oltre il quotidiano. Purtroppo non abbiamo mai lavorato direttamente insieme nei vertici dell’amministrazione: ci siamo confrontanti su tante cose, ma avevamo competenze che difficilmente si incrociavano. All’inizio del mandato di Veltroni la Margherita mi inserì nella terna indicata al Sindaco per l’assessore alla mobilità. Mario tifò fortemente per me, diceva che avremmo fatto un bel tandem: lui all’Atac e io in Campidoglio. Ma poi Walter decise in modo diverso, chiamando proprio lui per quel delicato incarico: quando Veltroni mi chiamò per comunicarmelo, non potei che complimentarmi per la scelta! Anche per questo episodio la nostra amicizia crebbe e si fece profonda. Nessuna delle mie scelte professionali e politiche degli ultimi anni è stata fatta senza essermi confrontato con Mario. Sapevo che aveva sempre un consiglio intelligente pronto. Non credo di averglielo mai detto, ma ha anche influito sul mio carattere che di natura è accondiscendente. Mi ha insegnato ad essere un po’ più duro nella vita sociale, più determinato a raggiungere lo scopo: mai cattivo, ma tosto, come è stato lui! Un volta parlando bene di un comune amico che aveva perso la moglie qualche anno prima mi disse: “solo chi ha molto sofferto sa capire i valori della vita”. Questa frase, che mi è sembrato contenesse un riferimento personale, è profondamente cristiana, profondamente pasquale! Mario era dichiaratamente non cattolico, ma con cui ho avuto una tensione e una comunione ideale che difficilmente ho trovato con politici dichiaratamente cattolici. Rispetto all’indifferenza verso il potere e alla capacità di spendersi, per la volontà di osare di più per migliorare le cose anche uscendo fuori dagli schemi, per l’obiettivo di fare comunque il bene comune. Caro Mario, ci hai offerto nella tua vita molti segni di resurrezione ed è un segno che tu ci abbia lasciato durante la festa di Pasqua, la festa di chi sa lottare per l’impossibile! 




permalink | inviato da romolo il 25/4/2011 alle 22:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 dicembre 2010


La parentopoli di Alemanno

Così fan tutti, di cosa ci stupiamo? Si diffonde veloce questo pensiero nel cittadino romano – italiano, disincantato e furbo, che in fondo pensa “prima o poi questa fortuna capiterà anche a me!”. Certo la parentopoli di Alemano e & è forse la punta di un iceberg che potrebbe coinvolgere altri, anche di centro sinistra. E allora a maggior ragione bisogna ricordare alcuni principi:
1.non è vero che così fan tutti: per quel poco di amministrazione di cui sono stato responsabile, io non l’ho fatto. Di solito non mi cito, ma questa volta lo faccio volentieri e convinto. Durante la mia direzione dell’azienda regionale Litorale spa, non ho gonfiato budget per assunzioni clientelari, né lo hanno provato a fare gli amministratori. L’unica assunzione del tutto nuova che ho fatto (altre erano dovute, dopo periodi lunghi di “stage”) è avvenuta dopo una selezione pubblica seria e con tanto di annuncio sul giornale. Posso testimoniare volentieri che i politici con cui ho condiviso percorsi in questi anni non mi hanno mai chiesto assunzioni.
2. non bisogna estendere il meccanismo dei concorsi alle società pubbliche: uno dei motivi per cui esse sono nate è proprio avere una maggiore elasticità nella gestione delle risorse umane. Tra i complessi e spesso anacronistici concorsi pubblici e la gestione clientelare delle assunzioni, vi è la trasparente e professionale ricerca del personale, quella che fanno la maggioranza delle aziende private, cui le società pubbliche dovrebbero ispirarsi. Chi erano, dov’erano e cosa facevano i capi delle risorse umane e i direttori di queste società comunali mentre gli arrivavano curricula e contratti a scatola chiusa?
3. c’è un campo di discrezionalità politica nella scelta di alcuni incarichi fiduciari che merita rispetto: per esempio le segreterie politiche di ministri, assessori o quelle degli amministratori degli enti. In questi casi se si prende personale esterno all’amministrazione è giusto compensare anche il rischio di lavorare (e sodo, vi assicuro!) solo per qualche anno. Ma non si pretenda per nessuno che da quell’incarico nasca una sorta di diritto al posto pubblico. E purtroppo in molti lo pensano.
Vedremo ora se le vicende romane continueranno a montare e chi altri coinvolgeranno: certo la forza innovativa della giunta Alemanno (piaciuta a molti romani) subisce un colpo mortale.




permalink | inviato da romolo il 15/12/2010 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 giugno 2010


Nairobi: lo slum di Kibera

 http://www.youtube.com/watch?v=-5TZEINcXQY




permalink | inviato da romolo il 15/6/2010 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 dicembre 2009


In Terra Santa

Sono andato in Terra Santa diverse volte: in età universitaria ho accompagnato due volte i grupponi organizzati dal parroco di San Roberto Bellarmino, Alberto Parisi. Poi nel 1985 un viaggio organizzato da me con Laura e pochi amici (Silvano, Gloria, Guido, Sabina …) con la guida di Padre Franceso De Gasperis e il padre Giulio Cascino. Un bellissimo viaggio nel ‘94 con Padre Ignazio Buffa, e quella volta arrivammo fino al Sinai. Ci sono poi tornato a rappresentare la Regione Lazio: organizzammo un bello scambio culturale con la città di Acri e la Regione della Galilea (grazie a Nicoletta Gaida instancabile organizzatrice), propedeutico ad eventi comuni per il Giubileo del 2000: ma la perdita dell’assessorato e ancor più quella delle elezioni cancellarono il progetto.
Ci ritorno dunque dopo dieci anni, con la mia famiglia, Padre Massimo Nevola, e tanti amici. Sarà un pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Questa terra ha sempre suscitato in me una forte attrazione: lo studio della Bibbia e la preghiera sui testi fatte in TS sono una parte decisiva della mia formazione cristiana, mi hanno dato ho avuto la possibilità di intravvedere la radice della fede cristiana, di compiere qualche passo verso quell’intima conoscenza di Dio invocata da Sant’Ignazio. Ci diceva De Gasperis che se il capo della Chiesa (Pietro, il Papa) è a Roma, il cuore della Chiesa rimane a Gerusalemme!
Qui Dio ha parlato agli uomini e i grandi patriarchi e il popolo di Israele hanno testimoniato la storia della Salvezza per l’umanità. A Gerusalemme Gesù è morto e risorto. Qui il conflitto romano – giudaico, la dominazione araba e la ferocia delle crociate, la colonizzazione inglese, il ritorno degli ebrei dopo l’olocausto.
Qui ci sono due popoli in lotta per la terra con alterne ragioni e si scatena, paradigmaticamente, l’incomprensione e la violenza tra popoli e religioni. Ogni volta che ci vai ti arrivano tanti messaggi spirituali, religiosi, culturali: si capisce un po’ meglio il cuore del tempo in cui viviamo.
In TS però si può anche rimanere storditi e delusi, se non si coglie l’essenza di quello che si vede. C’è tanta gente e confusione, soprattutto nelle zone arabe. I pellegrini diventano facilmente turisti di massa, accolti dall’inevitabile contorno di negozi di souvenir e cianfrusaglie varie. Molti gruppi sfoggiano devozioni sacrocuoriste e superstiziose: si fatica a trovare silenzio e intimità spirituale, soprattutto nei luoghi santi.
Peraltro alcuni di questi luoghi sono spesso più identificati da una tradizione che da una prova storica: all’entrata della basilica del Santo Sepolcro si trova una grande pietra rossastra, resa liscia dalla devozione dei pellegrini che da alcuni secoli la toccano. E’ la Pietra dell’Unzione: i vangeli raccontano che Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo presero il corpo di Gesù dopo la sua morte, lo unsero e avvolsero in un sudario, prima di deporlo nel sepolcro. Niente ci dice che questo bellissimo atto di pietà umana nei confronti del corpo di Dio morto sia avvenuto in quel luogo, ma quella pietra, ci diceva sempre De Gasperis, ha assunto un carattere santo proprio per la devozione di milioni di pellegrini. I luoghi della Palestina sono santi anche perché mèta del continuo pellegrinaggio di un’umanità, sofferente o gioiosa, alla ricerca di Dio.
La TS è un terra bellissima e piena di luce: ci si perde nei paesaggi del duro deserto di pietre; si ama la dolcezza della Galilea: Gesù è morto a Gerusalemme, ma è cresciuto e vissuto in Galilea, e lì è apparso ai discepoli dopo la risurrezione; si rimane incantati dai segni dell’arte e dell’architettura religiosa e non sparsi in tutto il territorio (non solo Gerusalemme, ma la cittadella crociata di Akko, le rovine di Masada, i monasteri nel deserto, …); ci si diverte nella moderna Tel Aviv e nelle spa sulle rive del Mar Morto. E infine si è rapiti dalla straordinaria laboriosità degli israeliani (incredibili i terreni coltivati, strappati al deserto) che hanno in pochi anni e in continua guerra costruito un paese moderno, democratico (di fatto l’unico nel Medio Oriente) ricco di vita culturale. Uno stato però incompiuto, forse anche teologicamente, finché non sarà risolto il conflitto con i Palestinesi e le troppe situazioni di povertà e violenza che continua a generare.




permalink | inviato da romolo il 26/12/2009 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 maggio 2009


Bella Berlino vero?

Certo che si, impossibile dire il contrario, mi unisco alla folla dei visitatori entusiasti, ma con qualche dubbio. Quello che subito ha colpito un “romano frustrato” come me è la pulizia, l’ordine, la qualità dei luoghi e degli arredi urbani. 12 anni fa, quando ci andai per la prima volta, Berlino era un immenso cantiere; oggi un’immensa serie di palazzi moderni, di vetro e di acciaio. Freddo e troppo centro commerciale il complesso di Potsdamer Platz, a cominciare dal celebrato Sony Center, belle le rive dei canali recuperate ad un uso pubblico, le strutture e gli alberghi intorno ai musei, le ambasciate americana ed inglese (che sicurezza discreta! non si potrebbe fare pure a Via Veneto?) e gli altri palazzi costruiti intorno alla porta di Brandeburgo . Ma non si ritrova molto della storia di questa città, capitale europea, protagonista nel bene e nel male della sua storia. Troppo è stato affidato ad un’architettura americaneggiante, ma certo lontana dalla bellezza dei grandi grattaceli e quartieri simbolo realizzati nelle capitali USA (Chicago, Ny, Houston,..). Il rischio città turismo, città senza identità mi pare forte: lo trovo sintetizzato nella straordinaria, coraggiosa e bella ristrutturazione del palazzo del Reichstag, parlamento di ieri e di oggi, dove l’attrazione turistica della cupola (gratuita!), fa dimenticare l’identità istituzionale del palazzo. Il bellissimo luna park mi pare vinca largamente sull’istituzione!
Non mi è piaciuto né come architettura, né come contenuto il museo dedicato agli Ebrei, il Judisches Museum: mi è sembrato voler raccontare la storia di un popolo morto, altro che riconoscimento, con una sola mezza parete dedicata all’Olocausto e alle leggi razziali, non va bene. Bello e di forte simbolismo invece il Memoriale all’olocausto di Eisenman , con le sue 2.7771 steli: una distesa immensa ed inquietante, che ricorda il cimitero ebraico che si stende ai piedi delle mura di Gerusalemme. Visitatori entrano ed escono in continuazione, bambini improvvisano giochi, persone osservano: ci ho visto l’invocazione ad una vita che continua ma che non dimentica, anzi una vita che entrando fisicamente nel passato doloroso e pieno di sangue, lo comprende, lo fa suo, forse lo perdona, prova ad uscirne con un sorriso: quello di chi sa, e vuole amare.
Il muro viene ricordato da una doppia fila di mattonelle per terra, e colpisce vederne il tracciato nei posti più centrali della città, e qualche pezzo rimasto qua e là per uso turistico. Ragazzi vestiti da militari russi e americani, con tanto di bandiera, si fanno fotografare con i turisti nei luoghi simbolo della seconda guerra mondiale (a cominciare dal famoso Check point Charly) e ricordano i nostri centurioni romani davanti al Colosseo: a ciascuno il suo …
L’attrazione internazionale di Berlino è fortissima e si base su un mix di musei, divertimento, natura, architettura, fascino storico. La perfetta organizzazione mostra solo una piega quando si fanno 40 minuti di fila al museo Pergamon a causa di una sola cassiera, ma si è ricompensati dall’audioguida con bellissime spiegazioni e offerta gratuitamente a tutti. Tutte le opere sono conservate perfettamente, e mi viene da pensare che forse l’Europa dovrebbe cominciare a restituire un po’ di archeologia sottratta ai paesi di origine, che oggi potrebbero ben utilizzarla per ritrovare radici e sostenere il turismo. Fantastico girare in bici, ficcarla in metropolitana, andare nei parchi, vedere gallerie di arte dappertutto, bere birra. Bello starci coi bambini, ideale anche per gli anziani. In giro molte persone con handicap, segno di una città inclusiva e attenta al diverso.
L’investimento della Germania unita per la sua capitale ritrovata deve essere stato una buona parte dei 1.500 miliardi di Euro, valutati come costo dell’unificazione. E’ una cifra gigantesca, ma segna l’evento simbolo di chiusura delle stragi europee del XX secolo, il cui effetto sulla cultura e lo sviluppo della Germania e dell’Europa sono ancora tutti da scoprire.




permalink | inviato da romolo il 17/5/2009 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 aprile 2009


Il professore di desiderio

Cosa dire di questo libro, se non che ci siamo persi nella splendida prosa e nel susseguirsi degli irrequieti eventi? Non so perché questo libro scritto nel 1977 sia arrivato solo ora in Italia, per Einaudi: non è certo il migliore romanzo di Roth, ma va letto e troverete tutti i suoi temi. Professore di letteratura e ricercatore di desiderio: il personaggio protagonista (autobiografico?) vive tra le lezioni su Kafka e Cechov e il contrasto tra le storie erotiche più appaganti e angosciose e la sicurezza amorevole di una compagna sicura. Bella descrizione dell’incapacità umana di trovare sereno equilibrio nell’affetto e nei sensi.

Philip ROTH, Il professore di desiderio, Einaudi 2009




permalink | inviato da romolo il 13/4/2009 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


7 febbraio 2009


Intorno ad Eluana

 

Così a caldo, dopo aver letto i giornali mi osservo e dico:
- Minzolini su la Stampa ricostruisce l'azione di SB: sondaggio, sentimento popolare, chiesa, decreto, scontro con il Pres., decisionismo che piace al Paese, Pd confuso e lassista...
- secondo il card. Ruini(Corsera) la libertà di coscienza per un cattolico non ci può essere fino in fondo: almeno non sulla vita, e mi pare che questo cambi alcune basi della teologica;
- secondo Galli dall Loggia è meglio morire di malattia e che di fame e sete (!) (e ci fa pure l'editoriale di prima pagina del Corsera!)
- per Giovanni Reale (Corsera) sarebbe meglio lasciare che la natura faccia il suo corso, e che sia permesso ad Eluana di tornare alla casa del Padre.
Mi permetto di aggiungere, d'accordo con quest'ultimo: senza questa orribile procedura di sottrazione di cibo e idratazione.
Dov'è la cosienza e la libertà degli uomini figli di Dio? Dove la loro fede e la loro gioia nel tornare alla Casa del Padre?
Ritorneremo sul tema.




permalink | inviato da romolo il 7/2/2009 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 gennaio 2009


"Pace su Israele"

Non ci sono più parole per dire qualcosa sul conflitto di queste ore: resta un’infinita pena per tutti quelli che sono sotto le bombe e i missili, palestinesi e israeliani. Per i combattenti delle due parti, e per le loro famiglie (sto leggendo l’ultimo libro di Davide Grossman…). Si sta rinunciando alla ragione e alla politica: niente di peggio. Conosco e amo Israele, che ho visitato più volte. Ho avuto a che fare con tanta gente di lì, israeliana e palestinese, più o meno schierata, in alcuni casi molto autorevole. Ho avuto l’onore di cenare, in una serata indimenticabile, con il futuro capo del Governo Ehud Barak, allora leader dell’opposizione, assieme al sindaco e agli amministratori di Akko, splendida città crociata della Galilea. Condivido da sempre le ragioni di fondo degli israeliani, quelle storiche, ma anche la loro capacità di mettersi dalla parte del torto, come ha scritto Gad Lerner in queste ore. Va ricordato che l’attuale Primo Ministro Ehud Olmert (fondatore del partito “democratico” Kadima) si è dovuto dimettere perché sottoposto a indagini per finanziamenti illeciti, e che Tzipi Livni (successore alla guida del partito, dopo combattute primarie, e che del governo dimissionario è il vice Presidente) affronta una campagna elettorale che la dà nei sondaggi perdente rispetto al navigatissimo leader conservatore Benjamin Netanyahu, già capo del governo tra il 1996 e il 1999. Questa situazione politica non può non destare qualche sospetto sulla tempistica dell’azione intrapresa dal dimissionario governo in carica, e dalla sua abile e carismatica vice presidente Tzipi Livni. Credo che da parte degli israeliani (paese nella sostanza laico e tollerante, anche se attacato alla sua religione) ci sia stata negli anni una volontà di pace e di “cessione” più alta di quella dei palestinesi. Ma questi oggi si trovano in una situazione disperata, da una parte dovuta all’orgoglio arabo che gli non dà tregua (ben descritto da Grossman nel rapporto tra la protagonista del libro e il tassista), dall’altra per la disperazione della povertà, della “diaspora”, dei campi profughi, delle lusinghe del fanatismo e dei signorotti della guerriglia. E Hamas ha saputo ben raccogliere questa rabbia, vincendo le ultime elezioni politiche, come giustamente ricorda spesso Massimo D’Alema.

Forse è più il tempo della preghiera che quelle delle manifestazioni: è il tempo degli uomini di buona volontà, di tutto il mondo. Riporto una riflessione dello scrittore israeliano Amos Oz, dal blog di Paolo Gentiloni: “Sono un gran fautore del compromesso… Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte… Ritengo che l’essenza del fanatismo sia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere.” “La lotta tra ebrei israeliani e arabi palestinesi non è di fatto una guerra di religione… non è altro che un conflitto territoriale sulla dolente questione del ‘ a chi appartiene questa terra ’?… questo è un conflitto tra un diritto è l’altro, tra due vigorose e convincenti rivendicazioni sullo stesso piccolo paese. Non una guerra religiosa… semplicemente una disputa immobiliare sulla proprietà dello stabile. Sono convinto che si possa arrivare a una soluzione.” “Una delle cose che rendono il conflitto israelo - palestinese particolarmente grave, è il fatto che esso sia essenzialmente un conflitto tra due vittime.” “A voi europei tocca riservare ogni oncia di aiuto e solidarietà a questi due pazienti, fin d’ora. Non dovete più scegliere tra essere pro Israele o pro Palestina. Dovete essere per la pace.”

Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli




permalink | inviato da romolo il 5/1/2009 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


30 giugno 2008


Prima di tutto ...

... vennero a prendere gli zingari
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto
perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché
mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente
perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht




permalink | inviato da romolo il 30/6/2008 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


7 giugno 2008


Perde Hillary, viva Obama

Abbiamo tifato Hillary e abbiamo perso (leggi post precedente) , tanto per continuare la serie...Hillary mi ha sempre ispirato più fiducia e capacità di concreteza di Obama. Leggiamo che chiude la sua campagna con un "buco" di 20 milioni di dollari, disfatta su tutta la linea. Pare sia in corso una trattativa tra lei e Obama: questi ripiana un po' di debito in cambio del sostegno convinto di Hillary. Cose americane, sistemi partito per noi inconprensibili: pensate tra qualche anno una sfida nel PD, che so, tra D'Alema e Veltroni, e uno dei due paga i conti dell'altro una volta vinto. I Democratici americani, il sistema istituzionale di quel Paese, credo possano insegnarci qualcosa. "Cinquattaquatro combattutissime sfide" ha detto Obama, sedici mesi di lavoro per decidere il candidato democratico alla presidenza USA. Nessuna improvvisazione: il contraio che da noi, dove i candidati si sanno spesso pochi giorni prima dell'inizio della campagna elettorale (Badaloni e Marrazzo per le regionali, Veltroni prima e ora anche Rutelli sono stati indicati all'ultimo momento), e quindi possono solo lavorare su immagine e alleanze. Le primarie "spontanee" organizzate dal PD nell'ottobre scorso, e che hanno visto prevalere Veltroni, sono durate giusto un paio di mesi e non sono sembrate in grado di rimettere in moto la stanca democrazia italiana.
E ora viva Obama: sarà dura contro McCain. Thank you, Hillary, come ha detto subito l'ex avversario!




permalink | inviato da romolo il 7/6/2008 alle 20:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 maggio 2008


Il PD e la mia amica Rosalinda

Qualche giorno fa mi chiama la mia cara amica Rosalinda (nome di fantasia…) "Ciao, ma è vero che Amedeo Piva farà l’assessore ai servizi sociali della giunta Alemanno?" mi chiede. "Così leggo su qualche giornale” rispondo. “Sai ne so quanto te ...ma conoscendo il personaggio, non mi stupirebbe!" dico con un po’ di stizza. "Perché dici così? Che male fa ad andare? Meglio uno che ci capisce che uno qualsiasi a quell’assessorato …" replica lei, ed io: "Beh, uno che ha fatto l'assessore per Rutelli, il consigliere comunale dell’Ulivo, poi per il PD è stato candidato alle primarie locali e poi al Parlamento, molto collegato a Marini … insomma se Alemanno mi chiedesse di fare l’assessore al turismo, dicendo che sono un bravo tecnico, io gli direi: no grazie…”. Rosalinda non replica ma la sento perplessa. Lei non è una elettrice distratta e superficiale: è una donna molto colta, madre di famiglia, promotrice di un struttura sociale di accoglienza.
Racconto questo episodio non tanto per un commento sul “caso Piva” (di cui le cronache di questi giorni trattano con qualche sarcastico, quanto credibile, particolare...), ma per chiedermi: come mai Rosalinda accetta e ritiene tutto sommato normale che un esponente del PD, vada a lavorare con Alemanno, solo perché si sente garantita dalle sue competenze? E la politica? Gli ideali e la visione della società del futuro? Forse Rosalinda pensandoci meglio converrebbe che, soprattutto sui temi sociali, dovrebbe esserci una visione diversa tra i due maggiori schieramenti politici del Paese, e che questa differenza dovrebbe indurre, soprattutto nei momenti “caldi”, prassi amministrative altrettanto diverse. Ma il PD, a quanto pare, questa differenza non è riuscito a marcarla e a comunicarla.
Convincere Rosalinda che la politica del PD per gli emarginati è diversa e migliore rispetto a quella di Berlusconi e Alemanno: questo è un bell’obbiettivo! Con proposte più credibili rispetto a quelle sentite nella campagna elettorale, troppo giocata sull’emozione e sulla rincorsa dell’avversario e poco sulle soluzioni efficaci, che sono necessariamente complesse, tutte da scrivere e spiegare, efficaci se proiettate su tempi lunghi e sul mondo globale in cui siamo.




permalink | inviato da romolo il 19/5/2008 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


18 marzo 2008


Auguri

 Tanti cari auguri per questa Pasqua di resurrezione!


Vincent Van Gogh - Pietà




permalink | inviato da romolo il 18/3/2008 alle 22:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 gennaio 2008


Fede, scienza, ragione: dopo il “caso Sapienza”

Qualche parola, ormai a freddo, sulla vicenda Papa – Sapienza e sull’attualissimo tema scienza – fede- ragione: prima di tutto la cronaca. Il rettore ha sbagliato ad invitare il Papa, soprattutto per la lectio magistralis di inaugurazione dell’anno accademico (il primo invito pare sia stato questo). Ancor di più il Papa ha fatto male ad accettare, a mettersi, con una modestia fuori luogo, alla stessa stregua di un qualsiasi, per quanto esimio, professore. La “frittata” principale mi pare questa: ci fa riflettere come nella società mediatica cresca enormemente l’importanza dei gesti simbolici.

Quando è stato eletto Papa Ratzinger ero contento per l’arrivo di un pastore che placasse i canti e le facili folle di Giovanni Paolo, per tornare allo studio, al discernimento, al silenzio. Mi pare stia avvenendo un processo inquietante: le folle osannanti sono rimaste, ma l’oggetto dell’osanna non è più il rassicurante, semplice e in fondo liberatorio annuncio di gioia del papa polacco, ma la più complessa, dura e probabilmente da molti incompresa, dottrina cattolica. Intendiamoci: sappiamo bene che il messaggio è lo stesso (anche perché è noto che “non praevalebunt”), ma non lo sono certo le parole, i gesti, gli stili. Forse i tempi si aspettavano questo: una Chiesa militante, elitaria, rassicurante: pronta a risolvere le ansie del nostro tempo, e a far rientrare i cattolici nelle comode mura di una cultura, di un partito, di un associazionismo inscatolato e pronto all’uso. Dov’è lo studio, il discernimento e soprattutto il silenzio? Dov’è il Concilio vaticano II in cui siamo cresciuti?

Non ho sufficienti competenze per addentrarmi nel complesso rapporto tra scienza e fede, e nemmeno per dire qualcosa su fede – chiesa – ragione. Credo che oggi ci sia un enorme bisogno sia della scienza, sia della fede. La prima deve adempiere al primitivo comandamento di “soggiogare e dominare la terra” (Gen. 1, 28) e deve permetterci di vivere qui e in tanti nel modo migliore. So che questa è una visione limitata del tema, ma credo che ogni conoscenza umana debba avere questo fine, per il quale ogni speculazione è lecita, ma se a quel fine indirizzata. E c’è un enorme bisogno di fede, ossia di confidare nella bontà infinita del Dio che ci salva gratuitamente. Per quanto questo Dio sia Logos, lo trovo facilmente nel volto del povero e del bambino, nell’esperienza e nel discernimento dei gesti della vita e della morte, nel crampo in pancia che provi nei luoghi di spiritualità e di preghiera, nell’annuncio e nella testimonianza del giusto, nel “mormorio di vento leggero” di Elia (1Re 19, 12). Naturalmente tutto questo è molto personale, ma tendenzialmente mi desta sospetto una fede cresciuta tra libri, codici e messali e inorridisco al pensiero di una dimostrazione più o meno scientifica di Dio. E’ irraggiungibile il luogo del Mistero e “quando fede e ragione si identificano diventano entrambe più povere” come ha scritto recentemente Walter Tocci. Ritengo profondamente eretici quelli ormai noti come “atei devoti”, e ancor più quei pezzi di Chiesa che filtrano con loro. Nel pensiero (probabilmente onesto e certo complesso) di Giuliano Ferrarra e compagni c’è il piegamento del Creatore alla cultura, la confusione tra Fine e mezzo: se poi ci mettiamo anche una buona dose di politica capiamo che non siamo di fronte ad uno che “scaccia demoni in tuo nome”, ma lo fa per suo conto e quindi “gli va vietato”, non perché “non è dei nostri” (Mc. 9, 38), ma perché non mi sembra possa essere con Dio!

Se poi cerchiamo una via razionale alla fede in un tempo in cui la ragione sembra vincere, bisogna “rifare la Chiesa”: è la tesi convincente del teologo Vito Mancuso, espressa nell’articolo sul Foglio del 22 gennaio.

Ma quando c’è conflitto chi vince tra fede e scienza? Questa mi sembra la questione anche più immediata e conflittuale del momento. Vorrei essere drastico: nella comunità degli uomini peccatori, già salvati ma non ancora salvi, insomma qui da noi, mi sembra che ad oggi il migliore istituto inventato per dirimere le controversie in tutti i campi sia la democrazia. Divorzio, aborto, eutanasia ed altri valori “non negoziabili” non possono che confrontarsi con la democrazia, con la logica dei numeri, e quindi della cultura degli uomini che li esprimono. E’ chiaro che una chiesa non negozia i suoi valori, vorrei vedere, che chiesa sarebbe! (E’ chiaro anche che il modo in cui oggi la Chiesa identifica i valori e la sua dottrina morale è sostanzialmente autoreferenziale, incapace di confrontarsi con i fedeli, chiuso nelle stanze più alte e strette della gerarchia. Ancora utile leggere l’articolo di Mancuso sul Foglio del 22 gennaio). Ma la decisione dello Stato si deve prendere in base ai numeri della democrazia, diretta o parlamentare che sia. Naturalmente questo vale anche al contrario: se domani per esempio la campagna di Ferrara portasse ad una maggioranza in grado di modificare ( o chissà, cancellare) la legge sull’aborto, il fronte laico – radicale non potrebbe che starci!

 




permalink | inviato da romolo il 27/1/2008 alle 0:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


25 gennaio 2008


Tregua signori!

L'Italia ha bisogno di una tregua: tra parti politiche, corpi dello stato, blocchi sociali ecc Una tregua gestita da un Governo che assicuri un'amministrazione ordinaria dignitosa e faccia due cose importanti: una nuova legge elettorale e qualche riforma minima che razionalizzi il sistema (le proposte di Veltroni e del PD), diminuisca le tasse e faccia ripartire consumi e invetimenti (le proposte care alla destra, e che in questo momento sono effettivamnete utili e fattibili). Andare ad elezioni subito probabilmente farebbe vincere Berlusconi, ma anche lui si ritroverebbe con una maggioranza sul filo. Serve un anno così: poi si ripartirà con le dispute e la competizione elettorale.




permalink | inviato da romolo il 25/1/2008 alle 18:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


23 gennaio 2008


Pronto soccorso Umberto Primo, Roma

Notte al pronto soccorso. Ore 3.00. Siamo solo un codice giallo ma tant’è. Policlinico Umberto Primo: grandi vetrate che ti aprono il DEA (Dipartimento emergenza e accettazione) rimesso a posto con i soldi del Giubileo del 2000. Accoglienza immediata, poca gente. Infermieri e medici (chi li distingue?) molto attenti: domande e toni giusti. Ma perché date del tu a tutti? Certo i capelli alla Bob Marley dell’infermiere non tranquillizzano. E anche la dottoressa pare parecchio giovane. Analisi del sangue e radiologia, visita specialistica (però, tutto on - line!) verifica e scarto delle ipotesi peggiori, si rimane in osservazione e per un nuovo esame del mattino. Ce la siamo cavata con un paio d’ore, ma le barelle sono tutte piene, molti anziani, ci si riposa su una poltrona ospedaliera. Un ragazzo è morto nella sala codice rosso: incidente stradale, non sono riusciti a salvarlo. Dottoresse che spiegano e pianto di genitori e facce sbalordite di bei ventenni. In una altra sala ragazzo ricoverato con spasmi allo stomaco dopo tre birre alla spina riceve cazziatone da genitori.

Mattino di sole e di vento. Sale del pronto soccorso invase progressivamente di ogni sorta di umanità. Un paio di ragazzi con botte da motorino. Attesa. Giornali. Toh: articolo su litigio Marrazzo - Montaguti! Sala d’attesa in ampio e freddo atrio con due grandi tv: diretta dalla Camera per la celebrazione dei 60 anni della Costituzione: tutte le istituzioni dello Stato sovrastano il popolo distratto dell’Umberto Primo. Attesa. Cappuccino e giro per curiosare: tutto troppo logoro e cadente. Studentesse ridenti e carine ti fanno ricordare che sei in una università. Esplorazione di ampio e inutile scalone verso la direzione generale: busto di Umberto primo con baffi d’epoca. Attesa. Folla al pronto soccorso, buono per la notte, insufficiente per una giornata qualsiasi, sia come struttura sia come numero di medici. Salti mortale di una cazzuttissima dottoressa, anch’essa giovane (ma perché ho visto quasi tutte donne e giovani!? Dove sono i professoroni – primari col nome segnato sulle targhe?). Codici rossi, non si possono occupare di noi. Attesa. Stride il contrasto tra la professionalità e la voglia del personale che lavora, l’inadeguatezza dei luoghi, la quantità dei “clienti”. Fatta ultima visita, firmata cartella clinica, “qui sembra tutto bene, fate altri controlli ambulatoriali”, si va a casa. Ore 16,30.

Leggi anche Lo scandalo dell'Umberto Primo




permalink | inviato da romolo il 23/1/2008 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


12 gennaio 2008


Aborto

La corazzata Foglio - Giuliano Ferrara ha lanciato la campagna di moratoria dell'aborto, con l'obiettivo di far discutere sulla legge 194, e di ricordare e denunciare i milioni di bambini mancati. Ho letto molto del tanto che ha scritto Ferrara, e sono d'accordo sulla gran parte delle riflessioni contro l'aborto, e sulla necessità di realizzare interventi che aiutino le donne a non abortire, applicando tutto lo spirito della 194. Ho apprezzato e ammirato le parti autocritiche e personali di quanto scrive, segno di una convinzione profonda. Ma non sosterrò l'appello di Ferrara per due ragioni: primo per il tono da crociata. Capisco che per farsi sentire oggi bisogna urlare e sciabolare: purtroppo è un costume in uso in molti luoghi del Paese, prima fra tutti la stampa e la tribuna politica. Ma su questi temi non si urla, si ragiona e si testimonia, con fermezza e carità. Poi perchè questa moratoria è la prima pagina, quella di oggi, di un filone ideologico conservatore con cui c'è poco da condividere. Chi predica l'accoglienza della vita embrionale ma il giorno dopo caccia lo zingaro o approva le armi per difendere l'identità dell'Occidente non è credibile. La vita va accolta tutta quanta, tutta insieme, grati all'infinità bonta di chi ce la dona.




permalink | inviato da romolo il 12/1/2008 alle 23:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


12 gennaio 2008


HILLARY

Tifo convintamente per Hillary e vorrei che andasse alla Casa Bianca. Ne sono convinto da quando ho letto il libro di Obama "L'audacia dela speranza": un testo di semplicità imbarazzante! Bella invece l'autobiografia della Clinton, la forza e la determinazione su cui ha lavorato in tanti anni. Sarà meglio avere alla presidenza una donna di esperienza, che sappia affrontare le grandi lobby americane, che un uomo di sogno, che ne potrebbe essere facilmente schiacciato. Dopo 8 anni di Bush i democratici se vincono non devono sbagliare. 
Questa campagna americana è troppo costruita su slogan e immagini: avete sentito qualche contenuto? Forse colpa dei giornali italiani, più attenti alle lacrime che alle idee? Non credo, perchè anche leggendo i discorsi dei candidati non si esce fuori da questo schema. Obama dice che "utilizzerà l'ingegno di contadini, scienziati e imprenditori per liberare questa nazione dalla dittatura del greggio": bel sogno, bel programma ma per ora finisce qui. I nostri salotti da Vespa con gli scontri sull'interpretazione delle cifre economiche, i tassisti, l'art.18, la riforma elettorale più o meno proporzionale ecc. mi sembrano a paragone, nella loro astrusità, pieni di contenuti. Salvo verificare che il nostro sitema riesce a fare ben poco di quelo che predica. In politica il mix sogno/proposta è una merce preziosa.




permalink | inviato da romolo il 12/1/2008 alle 23:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 dicembre 2007


Tanti Auguri

Ancora un Natale, pieno di pensieri, lavoro, amore.
Ancora un Natale che "parla della nascita miracolosa dell'Emmanuele, figlio di una vergine, segno miracoloso concesso da Dio al piccolo "resto" dei credenti che, per la fede in lui, nonostante gli sforzi dei nemici, saranno liberati. Sarà questo il nuovo popolo costituito nell'ordine della fede e non in forza di privilegi nazionalistici o di casta."

(dal commento Messale LDC, 1973, IV domenica A)
Sta a noi: AUGURI!




permalink | inviato da romolo il 23/12/2007 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 novembre 2007


ROM

Nel 1989 ero un giovane (e promettente!!) consigliere della seconda circoscrizione di Roma per la DC. In Campidoglio la Giunta DC – PSI del socialista Franco Carraro. Erano tempi difficili, nel cuore della prima repubblica pre – tangentopoli. Nell’isolata pineta di Monte Antenne (angolo meraviglioso di Roma, alla fine di Villa Ada, dove dall’alto si dominano le zone della Salaria) aveva da poco chiuso un grande camping e si era impiantato un nucleo di rom. Di mese in mese era cresciuto, riempiendo alla fine l’intera pineta con roulotte e capanne. Alcune centinaia di persone, molti bambini e anziani. Tutti avevano lasciano fare, nessuna istituzione era intervenuta per impedire l’occupazione.

Pressati dalla stampa, dalla preoccupazione per il degrado della pineta (area vincolata e di pregio ambientale), e dalle proteste dei cittadini si cominciò a cercare una soluzione. Anche la Circoscrizione provò a fare la sua parte: in Consiglio con un ordine del giorno si voleva chiedere un immediato sgombro. Mi schierai pubblicamente contro, dissociandomi dalla DC locale, e dicendo “prima si trovi un luogo dove mettere queste famiglie, lo si attrezzi e poi si sgombri”. Iniziarono durissimi e infiniti dibattiti con i colleghi Consiglieri, attacchi duri dell’MSI, qualche titolo sulle pagine romane di Avvenire, schierato con la Caritas contro lo sgombro immediato.

Insieme all’amico, allora consigliere del PCI, Nanni Vella, andai al campo, nelle baracche, accolto dai rom che offrivano orrendi liquori. Familiarizzai con qualche capo famiglia: in molti erano disposti ad andar via dalla pineta, ma volevano sapere dove. Un politico emergente di allora, Gabriele Mori, assessore comunale, ricordo mi disse: “Romolo io conosco bene i rom e ho cercato di far molto per loro: lasciali stare, fanno solo perdere voti!”. Conobbi bene anche Massimo Converso, allora presidente dell’Opera Nomadi di Roma, attuale presidente nazionale: non lo vedo da tempo ma lo ricordo con ammirazione per la fatica e la gratuità con cui si dedicava a quella gente.

Una mattina la polizia in forze sgombrò tutta l’area, eseguendo il provvedimento di un magistrato, finalizzato alla tutela della pineta. Molti se ne andarono chissà dove, ma al nucleo principale fu permesso di accamparsi al lato dell’Olimpica, tra la Salaria e via di Tor di Quinto. Credo sia stato il primo gruppo di rom insediatosi lì, poi cresciuto a dismisura. E’ il teatro del tragico episodio di qualche giorno fa. Quei rom rimasero lì senza servizi, e senza alcun tipo di attenzione delle amministrazioni. Non ci si pensò più.

Di rom si parla solo in occasioni drammatiche, si tende ad evitare di occuparsene. Un lavoro intenso e difficile è stato fatto dal Comune di Roma e dalle varie associazioni, ma servirebbero ben altre risorse. Integrazione culturale e rispetto delle tradizioni, lotta all’accattonaggio ed educazione alla dignità; villaggi di accoglienza e repressione del crimine: per tutto questo bisogna investire soldi pubblici e avere operatori sociali e di polizia specializzati, in grado di affrontare l’emergenza. Meraviglia quindi leggere oggi su Repubblica che, secondo il Presidente della Commissione Josè Manule Barroso, l’Italia non ha mai chiesto di accedere ai fondi europei per i progetti di integrazione delle comunità rom. 
 

“Non v’è luogo, per quanto piccolo e nascosto, che potrà venir risparmiato da questo prova (l’integrazione ben regolata di milioni di immigrati). Essa consisterà nella nostra capacità di vivere insieme come diversi, non solo di lingua, di cultura, di abitudini, di religione, ma anche differenti nelle sensibilità inconscie, nelle simpatie o antipatie, nel modo di concepire la giornata e la vita …”

Card. Carlo Maria Martini, nell’inconsueto commento al libro di Rula Jebreal, giornalista di origine palestinese e conduttrice in diverse tv italiane, pubblicato oggi sul Sole 24ore.




permalink | inviato da romolo il 11/11/2007 alle 22:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


28 ottobre 2007


Il tempo di Walter

Dai commenti letti sui giornali (non ho sentito ancora nessuno dei presenti) emerge deciso il nuovo tempo che si apre nella politica italiana: il tempo di Walter. Cambiano gli schemi di gioco (dai posti dei convenuti all'Assemblea, alla rapidità delle decisioni prese), i messaggi diventano più forti ("un partito che non debba necessariamente allearsi"), lo stile oratorio prende e convince come non capitava da tempo ad un leader nazionale.
Qualcuno dei convenuti forse comincia già a pentirsi, altri già chiedono più democrazia. Ma cosa vi aspettavate da Veltroni? Infinite riunioni per decidere anche la più stupida procedura, com'è avvenuto nei partiti negli ultimi venti anni?
La dialettica e la competizione con Veltroni la si può fare solo sulle idee: chi le ha migliori le tiri fuori e metta in moto reti ed alleanze, perchè Walter andrà avanti occupando ogni spazio politico, offrendo ogni risposta alle attese dell'Italia di oggi. E, speriamo, ridando fiducia al Paese e alla politica. Quello che è successo in questi anni a Roma potrebbe ora accadere in Italia.
In fondo è quello che scirvevo diverso tempo fa: leggi il post La città di Veltroni.




permalink | inviato da romolo il 28/10/2007 alle 19:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


21 ottobre 2007


RATATOUILLE

 Non perdete l'ultimo film della Disney, Ratatouille: andateci con figli ma anche senza! Oltre all'animazione, con tecniche sempre più raffinate che lasciano senza fiato (la scena nella fogna - torrente è fantastica), è una divertentissima e originale storia che mette insieme il mondo dei "ratti" e la raffinatezza della cucina francese. Due estremi che si incrociano e si amano: perchè "tutti possono cucinare bene", e anche l'essere più diverso può avere qualità eccezionali. Una piccola favola contro l'emarginazione e per la cultura del cibo e della vita, che non sono patrimonio dei ricchi ma di quelli che sanno usare la propria sensibilità. Bellissima la figura del sapientissimo critico culinario Ego (nell'immagine): anche i nobili-snob che scrivono sule riviste (ce ne sono venuti in mente diversi  ...) hanno un cuore!




permalink | inviato da romolo il 21/10/2007 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


14 ottobre 2007


Votando, votando ...

Bellissimma prova, meglio di quello che potevamo immaginare: è iniziata la nuova Repubblica, dobbiamo esserne fieri. Fieri di esserci stati. Avremo un milioni di problemi da risolvere, ma la strada è tracciata e non si torna indietro. I cittadini hanno capito: se le altre primarie erano state soprattutto un voto contro Berlusconi, queste sono un voto per il futuro.

Azzardo una previsione, dopo aver sentito le chiacchiere di molti amici: 
Veltroni 65%
Bindi     20%
Letta     10%
Altri        5%

Credo che ormai, vista la grande partecipazione, questo schema delle primarie deve entrare nella vita democratica a tutti i livelli, regolandolo per legge. Non siamo di fronte ad un fenomeno associativo privato: siamo di fronte ad un pezzo importante del processo democratico e istituzionale del Paese. Il diritto non può non occuparsene, a garanzia di tutti.
Leggi anche il post con alcune idee sulla vita dei partiti.




permalink | inviato da romolo il 14/10/2007 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


10 ottobre 2007


Qualche nome (qui e là per Roma)

 

Tra le liste che sostengono Walter Veltroni vi segnalo alcuni nomi per il voto di Domenica: scelgo tra le due liste principali solo con attenzione ai nomi, per le ragioni che ho detto nel post precedente:


Votate la lista Democratici con Veltroni: al Prenestino Francesco Rutelli, a Ciampino Cristina De Luca, al Portuense Anna Maria Malato, al Gianicolenese Paolo Gentiloni, al Trionfale Stefano Ceccanti, a Primavalle Lionello Cosentino


Votate la lista: Con Veltroni:ambiente innovazione lavoro: al collegio Trieste Nicoletta Fiuorucci, a Montesacro Silvio Di Francia, al Tuscolano Lorenza Bonaccorsi, al Collatino Walter Tocci.

Votate nella seconda scheda per l'Assemblea regionale votate la lista che sostiene Nicola Zingaretti

Tutte le istruzioni su www.partitodemocratico.it




permalink | inviato da romolo il 10/10/2007 alle 21:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


7 ottobre 2007


Rosy, Enrico, Walter: ancora sulle primarie del PD.

 

Una cara amica, professoressa e donna di valore, mi scrive:
 
Caro Romolo, mi dispiace che tu non sia nella lista del p.d, mi dispiacciono tante cose che ho sentito. Avrei preferito che dall'entusiasmo della fine del congresso DS uscisse qualcosa di meglio: quelli che conosco, veltroniani fino a ieri, ora votano Bindi o Letta, sostenendo che Veltroni si è trasformato in un uomo di potere che cerca il consenso a tutti i costi in tutti gli ambienti (Veronica?).
Tutto lo scenario è inquietante: i ragazi, i miei figli e i loro amici, i miei studenti, insomma i giovani che pratico quotidianamente, sono totalmente fuori da queste logiche: i più sensibili e colti sognano di andare all'estero, Spagna, Parigi, Usa, Olanda; i più modesti parlano ossessivamente di calcio, solo di calcio, e dopo il diploma da ragionieri lavorano come camerieri o come impiegati nei call center: molto gettonato fastweb. Nessuna aspirazione, pochi sogni, molto presente: cambiare oggi il telefonino con un modello più fico. Il ministro Fiorioni, con le sue improvvisate richieste di severità, fa tenerezza: i buoi sono ormai fuori dal recinto, non credo si possa tornare indietro a formule superate dalla storia sociale di questo paese. Elisabetta.

Proprio per questo, altrimenti per cosa, bisogna fare il PD! Aprirò, cara Elisabetta, un’altra volta la discussione sui giovani e sulla crisi delle diverse agenzie di educazione e creazione di cultura sociale che stiamo vivendo, condividendo tutte le tue preoccupazioni.  
Mi fermo ora su come mi faccia impressione che alcuni, anche dei DS, considerino Walter Veltroni un uomo di potere che cerca il consenso a tutti i costi: Veltroni cerca la coesione a tutti i costi, e credo che oggi questo sia un valore, basta non farsi mettere sotto dalle lobby. Veltroni ha anche detto cose importanti nei suoi vari interventi, creando una candidatura dai contenuti forti. La simpatia per Rosy Bindi è fuori discussione: rappresenta passione, freschezza (pur essendo in piazza da tanto) e intransigenza. Ma è il migliore frutto di un cattolicesimo democratico che si porta dietro una tradizione ma senza più numeri ed idee. Cosa pensa la Bindi delle grandi questioni del Paese? Non dal punto di vista ideologico (dov'è bravissima, e quando la si ascolta si è quasi sempre d'accordo) ma da quello pratico: pensioni, deficit, scuola, immigrazione, infrastrutture... Da ministro della sanità del primo governo Prodi fece una riforma teoricamente giusta (la scelta dei medici tra pubblico e privato, e la relativa possibilità di lavorare intra moenia) ma ancora oggi largamente inapplicata, oltre che per le volontà di molti medici coinvolti, per difficoltà pratiche e strutturali. Cosa dire di Enrico Letta? La sua capacità di parlare a una parte del ceto produttivo, il suo porsi come tecnico innovativo, la sua voglia di giocare a tutto campo gli fanno onore: tutti valori per il prossimo PD. Infastidisce questo desiderio, un po’ etereo, di giovanilismo a tutti i costi, e non credo che lui possa scagliare la prima pietra del non cooptato! Altre considerazioni, con tutta umiltà: che esperienza ha Letta? Ha mai amministrato un comune o una Regione? E’ stato imprenditore o amministratore di un’azienda pubblica o privata?

Dunque, convintamene, e suvvia Elisabetta, con un po' di entusiasmo, anche se non siamo in lista, voterò l’affidabile
Walter Veltroni!!


E' TEMPO DI BUONA POLITICA
DOMANI LUNEDI' 8 ALLE ORE 17 PAOLO GENTILONI AL TEATRO VASCELLO IN VIA CARINI 78 ROMA




permalink | inviato da romolo il 7/10/2007 alle 17:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 ottobre 2007


Pugilatori e anima del PD

"Siamo in preda ad un pardosso: l'interesse per il nostro comune futuro non è mai stato maggiore prima d'ora, eppure - con meno di una persona su cento iscritta ad un partito politico - mai prima d'ora c'è stato un minore coinvolgimento dei partiti. I vecchi metodi dirigenziali non funzionano più.
Il partito del futuro dovrà necessariamente trovare nuove modalità per stringere rapporti con la gente.... Dobbiamo diventare più aperti e democratici...Più dialogo. più scambio di opinioni: è in questo modo che si trovano le risposte giuste, diverse da quelle di sempre...Voglio che ogni membro del partito abbia voce in capitolo uguale agli altri ... Il modo migliore per coinvolgere la cittadinanza affinchè prenda parte al partito è darle una migliore ragione per farlo, non come sostenitori passivi, ma come partecipanti attivi. "

Gordon Brown, da La Repubblica del 24.09.07

Parole chiare per concetti e problemi noti: forse perchè vengono da un leader che non conosciamo le troviamo più pungenti delle tante dette dai nostri leader. Le proposte pratiche di Brown che vengono ricordate nel seguito dellintervento non sono particolarmente brillanti: forum di base, votazione ogni quattro anni del programma (magari avessimi un programma che dura quattro anni!), linea telefonica speciale...cose utili forse in GB. Ma il tema e la domanda ci sono tutti: come si parteciperà al partito democratico? ok eleggeremo il leader ed è molto: ma dove sarà il luogo dell'elaborazione aperta, del confronto e della ricerca della soluzione, dell'ascolto della vita, del suggerimento e della condivisione di progetti? Dove sarà l'anima?

Sarebbe bello entrare in una sede del futuro PD ed essere accolto da un sorriso che dica "dimmi chi sei, cosa mi porti, che esperienze ed idee hai", anzichè, come è avvenuto molto spesso nelle nostre sedi, da uno sguardo inquieto che si domanda "questo chi è, chi lo manda, di che gruppo è, che vuole, che micro spazio di potere mi può portar via, come posso disinnescarlo subito prima che si allarghi troppo..."

Per carità, sarei ingenuo a pensare ad un partito di brave e illuminate signore, so che bisogna sgomitare sempre nella vita, ho imparato ad essere cattivo quando serve: ma apriamo le porte a chi non porta botte ma vita, altrimenti rimarranno solo pugilatori, più o meno di cuore.




permalink | inviato da romolo il 4/10/2007 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 ottobre 2007


Le liste dell'esercito...

 

Che differenza c’è tra le tre liste che sostengono a Roma Walter Veltroni alla segreteria del PD? Questi giorni di “campagna elettorale” non offrono ad oggi molti lumi, nè arriveranno. Sui giornali si leggono le proposte dei candidati alla segreteria nazionale, poi circola qualche mail tra amici, ma non emergono da queste liste le “anime” del futuro partito. Mettere tante liste e tanti candidati in campo per Veltroni certo trainerà la partecipazione, ma il cittadino non militante sarà smarrito. Prendiamo il collegio “Roma – Trieste”: per Walter c’è la lista più a sinistra (che si chiama appunto “a sinistra per Veltroni” con capolista Ettore Scola), segue quella “ambiente, innovazione, lavoro” che dovrebbe rispondere più alla società civile e alla cultura ambientalista (cui capolista è una donna d’industria, Nicoletta Fiorucci), infine lista più legata alla Margherita e ai DS, “democratici con Veltroni”, capolista Gasbarra (Margherita) poi la Agostini (DS) e ancora Guerisoli, dirigente della CISL. Insomma un po’ di marmellata nel collegio Trieste di Roma, a conferma di quanto scritto su un fondo di Europa, dal titolo “Le liste? Un’assemblea le seppellirà”, il 25 settembre scorso:

Non siamo nati ieri, non pensavamo che la compilazione delle liste per le primarie sarebbe stato un bel momento. Non lo è mai, per nessuna lista. E nessuna lista viene davvero bene, figurarsi quando sono centinaia, assemblate fra compromessi, entusiasmi, ingenuità, calcoli di potere.
Da una parte c’è da provare ammirazione per il fatto che trentacinquemila persone, in un momento di alta sfiducia nella politica, decidano di impegnarsi tanto.
Dall’altra parte, sappiamo bene che un’alta percentuale di questi candidati è in realtà nomenklatura già esistente: parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri… saranno loro a comporre la gran parte della platea costituente di fine ottobre. Insieme ai volti noti del cinema, della tv, dello sport, che non mancano mai.
Niente di male. È uno scotto pagato alla politica professionale, che è indispensabile. Basta non prendere troppo sul serio le sue parole, come nel caso della lista veltroniana degli ecologisti: doveva caratterizzarsi in senso innovatore invece ha fatto da vaso d’espansione, con acrobatici spostamenti incrociati fra liste. Come proporre agli elettori di votare una o l’altra? Rimedieranno con un po’ di retorica, cui già si contrappone l’inevitabile fronte degli scontenti: hanno qualche ragione, almeno chi fra di loro non voleva solo sostituire pezzi di nomenklatura ad altri.
Noi però scommettiamo che retorica, calcoli e lamentele salteranno il giorno stesso che i 2400 si troveranno riuniti per la prima volta.
Fra un mese, cioè.
In realtà, proprio mentre esercitano il proprio ultimo atto di controllo, i partiti si sciolgono in un’assemblea che risulterà ingovernabile per chiunque. Il carattere caotico di queste ultime ore garantisce che nella Costituente appartenenze e fedeltà saranno messe a dura prova, annegate in un mare magnum di trasversalismi, nuove alleanze, nuove leadership.
C’è chi teme che nasca un partito del capo: cara grazia se avremo un partito con maggioranze certe.
E questa è la notizia migliore.”

Allora che lista votiamo al quartiere Trieste? Alla fine la soluzione migliore e scegliere le persone, con le loro storie e professioni: all’Assemblea costituiva vi piacerebbe essere rappresenti da Scola, dalla Fiuorucci o da Gasbarra?  Il blog nei prossimi giorni segnalerà, qua e là per Roma, alcuni candidati che meritano di rappresentarci.




permalink | inviato da romolo il 3/10/2007 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 settembre 2007


L'esercito delle primarie

Pare siano più di 50.000 i candidati all’assemblea costituente nazionale e a quelle regionali del PD: un esercito di partecipanti, una prova di democrazia. Avrei dovuto esserci anche io, ma all’ultimo si è deciso di non ammettere gli amministratori di società pubbliche. Regola un po’ bislacca, che ha escluso personaggi che potevano portare un’utile esperienza, applicata peraltro con qualche eccezione (l’On. Bettini, l’Avv. Battisti, la cara amica Gina Di Liegro). Ci volevo essere perché ci credo, e non da ora. Ci credo da quando agli inizi degli anni ’90 capivamo che la DC era finita, che serviva una politica veramente nuova, e una forza politica con una cultura collettiva adeguata. E credo anche che Walter Veltroni, che sostengo con convinzione, sia il politico giusto per perseguire due obiettivi urgenti, che hanno molto a che fare con la  psicologia sociale: ricostruire il rapporto tra cittadini e palazzo, ridare a tutti, al Paese, la voglia e la fiducia di scommettere sul futuro.

Questo blog seguirà e informerà sulle primarie, segnalando anche qualche candidato e la relativa lista di appartenenza. Per tutte le informazioni tecniche andate su: www.ulivo.it , per seguire la campagna di Walter: www.lanuovastagione.it




permalink | inviato da romolo il 27/9/2007 alle 0:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
sfoglia     agosto       
 
rubriche
Diario
Libri
Confido in te ...
TURISMO e d'intorni
POLITICA

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
PREGHIERA
SOLIDARIETA'
GIACOMOGIACOMO
LECTIO DIVINA
AMBIENTE
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom