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appunti [ di Romolo Guasco ]
 




PRIMA PAGINA

Egli disse: “I re delle
nazioni le governano,
e coloro che hanno
il potere su di esse
si fanno
chiamare
benefattori.
Per voi però
non sia così;
ma chi è il più grande
tra voi diventi
come
il più piccolo e chi
governa come
colui che serve.”

Lc. 22, 25-26



 


IL BLOG
(esiste dal 17.01.2004)

Attratto dallo strumento,
voglio vedere se funziona, se
riesco a tenerlo aggionato,
se qualcuno legge
quello che scrivo.

Uno spazio di appunti:
riflessioni, ricordi,
un po' di cronaca, preghiere,
condivisione di idee,
documenti interessanti,
senza volere chissà cosa.
Anche per esercitare
il piacere di scrivere.

Qualcosa resti delle tante
che ogni giorno pensiamo.






22 novembre 2009


Rabbi Berechia

Disse Rabbi Berechia: mentre il Signore stava per creare il primo uomo, previde che da lui sarebbero derivati i giusti e i peccatori e pensò: se io creo l’uomo, ne verranno i peccatori; e se io non lo creo, come sorgeranno i giusti? Allora il Santo, benedetto Egli sia, allontanò da sé il pensiero dei peccatori e, unitosi all’attributo della clemenza, creo l’uomo. (Ber. R. 8)

Riccardo Pacifici, Midrashim, fatti e personaggi biblici, Marietti 1986




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14 ottobre 2008


Preghiera

Signore, questi sono i ragazzi che qualche anno fa ci hai voluto donare come figli.
Ti diciamo grazie, oggi come allora, perchè in questa giornata in cui
il fuoco del tuo Spirito Li conferma nella loro maturità cristiana, ci
fai capire che la scelta del Tuo Amore che noi, insieme ai padrini e
alle madrine, facemmo per loro nel giorno del battesimo fu scelta
giusta di vita.
Noi siamo orgogliosi di questi figli e siamo felici perchè sentiamo
che tu sei sempre vicino a loro.Ti preghiamo per ognuno di loro, perchè,
con il Tuo aiuto, quella di oggi possa essere scelta di vita
e di fede matura e consapevole, una scelta di gioiosa disponibilità verso gli altri,
specialmente verso i più deboli.
Fa che non si sentano diversi o migliori degli altri, ma rendili
entusiasti testimoni/servi del Tuo amore e della tua Parola,
conservandoli "belli" come oggi.
Fa che in questo cammino possiamo aiutarli senza essere invadenti, fa
che ci sentano vicini, ma mai opprimenti, perchè un giorno possano
esserti grati di averli fatti crescere nelle nostre famiglie e nella nostra comunità.

Intenzione di Massimo alla Messa per il sacramento della Confermazione.




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30 aprile 2008


“Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.”

Un vecchio appunto che ripropongo:

“Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.”
Così affermiamo tutte le domenica durante la Messa. Ma cos’è questa attesa?Ci aspettiamo nel nostro intimo di risorgere dopo la morte? Attendiamo la resurrezione dei nostri genitori, nonni, amici, parenti vari, simpatici e antipatici: e dove sono ora tutti costoro? Ci guardano e sanno tutto di noi, in quanto partecipi della onniscienza di Dio? Attendiamo la resurrezione e la perfezione della storia dell’umanità, che si ricongiunge col suo creatore? Crediamo che risorgerà anche la terra, la natura anch’essa in attesa come dice San Paolo?

La morte porta con sé due caratteristiche che mi paiono indissolubili: la drammaticità della catastrofe e la naturalità di una sorte inevitabile. In ogni morte che affrontiamo credo ci siano questi due sentimenti. Noi che aspettiamo la resurrezione dovremmo essere portati a rafforzare il secondo: anche una morte drammatica, come quella di Gesù, è una morte naturale, in quanto attesa, in quanto inevitabile. E’ l’inevitabilità della catastrofe nella nostra vita, nella quale dobbiamo saper cogliere germogli di speranza e di forza. Il Signore si serve di questa catastrofe per salvarci: non è una catastrofe teorica, ma concreta, pratica, di un domani che arriverà.

Tutto ciò, per quanto annunciato, pensato, scritto, studiato è profondamente irrazionale: siamo ad un punto di fede, fuori dalla morale, che dobbiamo vivere con la pancia più che con la testa. Forse per questo siamo spesso portati a non valutarlo, a non crederlo fondamentale, magari a rinviarlo per la vecchiaia: invece senza questa attesa della resurrezione, non ha senso la fede, diventa solo la morale utile di una convivenza civile.




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11 novembre 2007


Pregate per il fratello Alessandro

 

Verso la fine della seconda guerra mondiale, un monastero di monache della Moldavia fu occupato dalle truppe sovietiche vittoriose. Le monache cercarono rifugio altrove. Al loro ritorno, trovarono sull'altare un biglietto su cui stava scritto: "Il comandante delle truppe che hanno occupato il monastero vi dichiara di averlo lasciato intatto e vi chiede di pregare per la sua anima". Da allora, durante ogni ufficio religioso, viene ricordato il nome di Alessandro.


"Pregate per il fratello Alessandro! Prega anche tu, lettore, perché il nome non riguarda soltanto il comandante delle truppe vittoriose (che cosa hai fatto, nel frattempo, fratello Alessandro? Hai passato i tuoi giorni in prigione, o sei diventato un conformista? Hai penato come gli altri in un campo di lavoro, oppure hai scritto dei libri e li hai mandati all'estero?), ma tutti gli altri fratelli Alessandro, vincitori insicuri anche loro. Pregate per il fratello Alessandro della Cina, ma non dimenticate il fratello Alessandro degli Stati Uniti; pregate per i potenti di ogni dove; per coloro che sanno, per i fisici, i matematici e i supertecnici, che non sanno più quel che sanno e quel che fanno; per coloro che possiedono e decidono, con il loro seguito di economisti; pregate per coloro che si smarriscono trionfatori nella vita senza cultura, ma anche per coloro che si smarriscono nella cultura; per l'uomo europeo che ha trionfato sui bisogni materiali, per l'uomo moderno che ha trionfato sulla natura e sul buon Dio. Pregate per il fratello Alessandro!"

Costantin Noica "Pregate per il fratello Alessandro" - ed il Mulino.

Letto sabato mattina alla trasmissione di Radio tre Uomini e Profeti, che consiglio a tutti di ascoltare, quando vi svegliate presto durante il W.E.
Costantin Noica (1909 - 1987) è statoun pensatore e filosofo rumeno.




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10 maggio 2007


Il Dio della libertà

“Dio è il Dio della libertà. Egli che possiede tutti i poteri per costringermi, non mi costringe. Egli mi ha fatto partecipe della sua libertà. Io lo tradisco, se mi lascio costringere.” Nato a Vienna nel 1878 e morto a Gerusalemme nel 1965, esponente del sionismo, cantore dell'ebraismo mitteleuropeo dei Chassidim, i "pii" seguaci di una corrente della spiritualità giudaica sorta nel '700, Martin Buber è stato un pensatore e uno scrittore affezionato al messaggio biblico. Dal suo Gog e Magog (1949), opera che prende il nome da una figura simbolica del profeta Ezechiele (cc. 38-39), ho tratto questa bella considerazione sulla libertà, un tema sempre importante da meditare anche se spesso banalizzato, calpestato subdolamente o deformato. Non per nulla un drammaturgo tedesco dell'Ottocento, Georg Büchner, affermava che “la statua della libertà non è ancora fusa, il forno è sempre rovente e tutti possiamo ancora scottarci le dita.”
Il grande Dostoevskij ricordava che Cristo non era sceso dalla croce quando gli astanti gli chiedevano di farlo con un miracolo così da credere in lui: egli, infatti, voleva un'adesione libera e non un'attrazione basata sulla costrizione del prodigio e del clamore. Educare ed educarsi a giudicare, a scegliere con coerenza, a vincere i condizionamenti, soprattutto quelli sottili e impalpabili, fa, allora, parte di una fede vera che è qualcosa di diverso da una religiosità tradizionale e abitudinaria. E la libertà autentica è costosa, richiede impegno, onestà: chi non ricorda la grande tentazione dell'Israele nel deserto col suo desiderio nostalgico di ritornare nel quieto vivere della schiavitù faraonica ove, bene o male, carni e cipolle erano assicurate? Le parole di Cristo sono sempre valide: «La verità vi farà liberi» (Giovanni 8, 32).
 
Gianfranco Ravasi Da Avvenire del  9 maggio 2007
Leggi anche il post Cosa chiedo a ciascuno di voi?




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23 dicembre 2006


Per non preferirmi, non avresti dovuto conoscermi...



Madonnaro fotografato a Napoli in Via Toledo: fantastico mix di tradizione, pietà religiosa ed arte metropolitana: una fede di gesso, su un duro marciapiede d'asfalto, che svanisce alla prima pioggia, ma ostinatamente riaffiora qualche giorno dopo, attraverso le mani esperte dell'artista di strada. Auguri, è nato Gesù per salvarci!

“ Quale riva tu non hai raggiunto? Quale avventura ti resta e quale amore? Era proprio tempo che ti rendessi cieco e sordo! E’ vero che sono il tuo Dio? Pensavi di potermi sfuggire così facilmente?... Per non preferirmi, non avresti dovuto conoscermi. “ Paul Claudel, La Messa laggiù, Borla 1964




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17 ottobre 2006


Bambini

Una preghiera - riflessione ... su una tragedia ... su una speranza,
da leggere assieme al post del 3 settembre.

A tutti i genitori

Egli disse: “Vi darò in prestito, per un po’ di tempo, un mio bambino,per amarlo durante la sua vita e per piangerlo quando verrà a mancare.Sarà per sei anni, sette o chissaquanti.Ma voi, finché non lo richiamerò a me, ne avrete cura per mio conto ? Vi incanterà, vi colmerà di gioia.E se soltanto per una breve vita si fermerà tra voi,teneri e dolci ricordi consoleranno il vostro dolore.”“Non vi prometto che resterà, perché tutte le cose terrene tornano a me.Ma laggiù sulla terra si insegnano cose  che vorrei questo bambino imparasse.Ho cercato ovunque per trovare maestri veri.

Tra miriadi di persone che affollano le strade della vita, ho scelto voi.Ditemi “Gli darete tutto il vostro amore ?Non riterrete vana la fatica ?Non mi odierete quando chiamerò per riprenderlo ?”E credo di averli sentiti rispondere: “Signore sia fatta la Tua volontà !Per tutta la gioia che il Tuo bambino può darci, accettiamo il rischio di soffrire.Con ogni tenerezza lo proteggeremo, e lo ameremo per il tempo che ci è concesso.E saremo sempre grati per la gioia che ci hai dato.

Ma se gli angeli lo chiameranno a Te, molto prima di quanto avremmo mai pensato,affronteremo con coraggio il dolore immenso, cercando di capire ! (Edgar Guest)




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3 settembre 2006



Scappiamo dalla morte, cerchiamo di ignorarla, ma lei ci segue, sta accanto a noi “sorella morte”. Morte nostra, morte di madri e padri, morte di innocenti … di un bambino.

“Dov’è morte il tuo pungiglione?”, altro che pungiglione, è l’azzanno di una belva feroce. E poi tu Paolo fai presto a parlare: hai sofferto per il Signore, ma non hai visto il Signore morto!

Questa è una vita bellissima piena di impegno, idee e lotte; amore per i figli, la moglie e gli amici; e poi arte, natura, mare, cibi, popoli … ma è terribilmente precaria.

Non vogliamo ricordarlo, siamo ragazzoni “leccati”, nei nostri favolosi mondi occidentali, educati al valore della vita, che è un assoluto solo nel principio, perché la singola vita non è affatto assoluta, ma, per definizione, finita.

Abbiamo paura di “sorella morte” ma lei sta accanto a noi: e allora “laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare”.

La catastrofe si presenta con tanti diversi volti, è inevitabile e dobbiamo farne luogo di speranza e di salvezza: è la storia dell’amore, è la storia di Dio e del suo Popolo, è la nostra storia quotidiana di uomini di fede.

Per la morte di Giacomo, il mio nipotino adorato!

 

Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

(Lettera ai Romani 8,38)




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17 febbraio 2006



La Sapienza è radiosa e indefettibile,
Previene per farsi conoscere,
quanti la desiderano.
Chi si leva per essa di buon mattino
non faticherà.
La troverà seduta alla sua porta.
(Sapienza 6, 12-14)

Cercate di lasciare questo
mondo un po' migliore di
quanto non l'avrete trovato
e, quando suonerà la vostra
ora di morire, potrete morire
felici nella coscienza di non
aver sprecato il vostro tempo,
ma di avere fatto del vostro
meglio.
Robert Baden-Powel




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29 gennaio 2006


DESIDERATA

Un'amica mi manda questa scritto molto bello per il Blog: grazie Chiara!


DESIDERATA

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.

Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti.

Esponi la tua opinione con chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch'essi una loro storia.

Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito.

Se insisti nel confrontarti con gli altri, rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.

Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti.

Mantieni interesse per la tua professione, benché umile essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo.

Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d'inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.

Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l'amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.

Accetta docile la saggezza dell'età, lasciando con serenità le cose della giovinezza.

Coltiva la forza d'animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.

Al di là d'una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio del'universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d'esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v'è dubbio che l'universo si stia evolvendo a dovere.

Perciò stà in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell'esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito.

Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso.

Sii prudente. Sforzati d'essere felice. 

Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo.




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28 gennaio 2006


La propria "devozione"

La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall'artigiano, dal domestico dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta; bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l'artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.E' un errore, anzi un'eresia, voler escludere l'esercizio della devozione dell'ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E' vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.

Dalla «Introduzione alla vita devota» di san Francesco di Sales, vescovo
(Parte 1, Cap. 3




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15 gennaio 2006


Guarda, Signore!

Guarda, Signore, esaudisci, illuminaci, mostrati a noi. Ridonati a noi perché ne abbiamo bene: senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te.
Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoli e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.
Dal «Proslògion» di sant'Anselmo, vescovo




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15 gennaio 2006


Salmo Sufi

Signore, un giorno visito la chiesa,

un altro giorno la moschea;

ma da un tempio all’altro

soltanto Te io cerco.

Per i Tuoi discepoli non c’è eresia,

non c’è ortodossia;

tutti possono vedere

la Tua verità senza veli.
Che l’eretico insista con la sua eresia

e l’ortodosso con la sua ortodossia.

Il Tuo fedele è venditori di profumi:

ha bisogno dell’essenza di rose

del divino Amore.

 

Salmo Sufi




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22 giugno 2005


PREGHIERA PER I BAMBINI


Preghiamo per i bambini

che lasciano ditate di cioccolata ovunque,

che adorano il solletico,

che saltano nelle pozzanghere e rovinano i pantaloni nuovi,

che fanno i buchi quando cancellano il quaderno,

che non trovano mai le scarpe.

 

E preghiamo per quelli

che guardano il mondo dietro un filo spinato,

che non saltellano per la strada con le scarpe da ginnastica nuove,

che sono nati in luoghi dove noi non andremmo neppure morti

che non vanno mai al circo,

che vivono in un mondo di ultima classe.

 

Preghiamo per i bambini

che ci regalano baci appiccicosi e manciate di liquirizie,

che si abbracciano di corsa e si dimenticano i soldi per la merenda,

che spremono il dentifricio per tutto il lavandino.

 

E preghiamo per quelli

che non mangiano mai il dolce,

che guardano i loro genitori mentre loro li guardano morire,

che non hanno una stanza da rimettere in ordine,

le cui foto non stanno nel salotto di nessuno,

i cui mostri sono veri mostri.

 

Preghiamo per i bambini

che fanno i capricci al supermercato e che mangiano solo quello che vogliono,

che buttano i vestiti sporchi sotto il letto e non sciacquano mai la vasca,

che aspettano il topolino quando gli cade il dente.

 

E preghiamo per quelli

che mangerebbero qualsiasi cosa,

che non hanno mai visto il dentista,

che nessuno vizia,

che vanno a letto affamati e si addormentano col pianto.

 

Preghiamo per i bambini che vogliono essere portati in braccio,

e per quelli che devono essere portati in braccio per forza;

per quelli che soffochiamo di attenzioni,

e per quelli che afferrano qualsiasi mano abbastanza gentile da offrirsi.



Ina J. Hughes, “A player for children”




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21 giugno 2005


MALATTIA

"Non sono mai stata altrove
che malata. In un certo senso
la malattia è un luogo, più istruttivo
di un lungo viaggio in Europa,
ed è un luogo dove non trovi
mai compagnia, dove
nessuno può seguirti.
La malattia prima della morte
è cosa quanto mai opportuna
e chi non ci passa perde
una benedizione del Signore"


Flannery O'Connor




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18 giugno 2005


L'empio

Ho visto l`empio trionfante
ergersi come cedro rigoglioso;
sono passato e più non c`era,
l`ho cercato e più non si è trovato.
Sal 37, 35 - 36




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2 maggio 2005


Una massiccia facciata e un accogliente colonnato

Piccolo giro in Piazza San Pietro, dopo qualche acquisto in libreria. Piazza ritornata all'ordinario sciamare di turisti, pellegrini, sacerdoti, nel bel sole primaverile che fa innamorare di Roma anche i più ... padani!
Mi ritorna in mente un articolo del prof. De Rita, sui giorni del pellegrinaggio al pontefice morto: carisma si, ma non utile senza istituzione, che ben simboleggia la grande accogliente piazza e le imponenti mura della basilia e dei palazzi. La sera prima della sua morte ero lì con una cara amica a pregare e a sostare, per sentirmi parte di questa Chiesa, parte della fine del pontefice che ha accompagnato una parte determinante della mia vita umana e cristiana. Papa che ho ammirato ma anche molto criticato. Papa che alla fine ho ascoltato in silenzio, sorprendendomi, conscio che le vie del Signore sono molte diverse dalle nostre immediate vie.
Quella sera la piazza riscopriva la sua vocazione ad accogliere gente in sosta, in meditazione e in preghiera: non turisti di passaggio, ma uomini e donne ferme a pensare. Una piazza di ritrovato valore urbanistico, una seduzione senza fine.
Simbolo dell'istituzione certo, che conta più di quello che sappiamo immaginare, come bene dice nel suo articolo De Rita: "un papa eccezionalmente carismatico. e quindi oggettivamente destinato a personalizzare la propria funzionae, può morire serenamente, convinto che la sua morte esaurisce solo un importante episodio della vita di una Chiesa che continua sempre e comunque a vivere nella potenza istituzionale ben descitta dalle architetture solide ed accoglienti della piazza che incarna il centro della cristianità".




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