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appunti [ di Romolo Guasco ]
 




PRIMA PAGINA

Egli disse: “I re delle
nazioni le governano,
e coloro che hanno
il potere su di esse
si fanno
chiamare
benefattori.
Per voi però
non sia così;
ma chi è il più grande
tra voi diventi
come
il più piccolo e chi
governa come
colui che serve.”

Lc. 22, 25-26



 


IL BLOG
(esiste dal 17.01.2004)

Attratto dallo strumento,
voglio vedere se funziona, se
riesco a tenerlo aggionato,
se qualcuno legge
quello che scrivo.

Uno spazio di appunti:
riflessioni, ricordi,
un po' di cronaca, preghiere,
condivisione di idee,
documenti interessanti,
senza volere chissà cosa.
Anche per esercitare
il piacere di scrivere.

Qualcosa resti delle tante
che ogni giorno pensiamo.






27 agosto 2006


HO LETTO DURANTE L’ESTATE …

Nell’ordine di lettura:

Antonio Pennacchi

SHAW 150 STORIE DI FABBRICA E DINTORNI

Mondatori, 2006

Storie ambientate in pianura Pontina, ben scritte, divertenti, veloci e su argomenti diversi. Ammirazione per le vecchie tradizioni, i silenzi e la schiettezza dei luoghi e delle persone. Ritratti di personaggi paesani quasi sempre umorali, un po’ creduloni, a volte presuntuosi e pieni di orgoglio locale. Molti sono lavoratori delle fabbriche degli anni recenti, con le loro lotte per il salario e il posto più che per qualche ideologia, ben descritte dall’autore operaio e sindacalista a sua volta. Un po’ di saggio umorismo anche su temi delicati: modernità, architettura, fascismo, scontri con i padroni. Fantastico il racconto su Sabaudia, “che tutti dicono – o almeno lo dicono in tanti in giro per Latina, e pare che il primo sia stato proprio il Duce a dirlo, che pure l’aveva fondata – non porti tanto bene”. E qui compare il fantasma del Duce che si aggira per l’agro Pontino, e va dappertutto … ma non a Sabaudia! E c’è anche un “nemo propheta Cisternae”, ritratto “evangelico” del sindaco di Cisterna Maurizio Cadelpiàn, che ho conosciuto durante una campagna elettorale: attivissimo ma invidiato e criticato. “Quello che difatti piace al cisternese è sentirsi lui meglio degli altri, e se ha per sindaco una rapa si sente rassicurato e alle buche sulle strada ci passa sopra”. Riflessione valida per gli abitanti di molti altri comuni delle terre italiane!

 

Sandro Veronesi

CAOS CALMO

Bompiani 2005

Non mi ha entusiasmato lo Strega di quest’anno, anzi diciamo che non valeva la pena di leggerlo. Lo spunto del racconto non è male: il protagonista perde improvvisamente la sua giovane compagna, morta improvvisamente, e rimane solo con sua figlia. Per stargli vicino passa le sue ore sotto la sua scuola, in strada, e presto il luogo diviene punto d’incontro con i vari parenti, amici, colleghi e mega dirigenti del suo lavoro, che passano a trovarlo. La sua scelta originale, senza che lui lo voglia e con sua sorpresa, lo fa diventare un uomo forte agli occhi di tutti, e quindi si rivolgono a lui per raccontargli le loro difficoltà. La strada i giardinetti e la sua auto parcheggiata diventano luogo d’incontro, confessione e sfogo. Ma sinceramente mi è sembrato tutto un po’ superficiale: la storia, il suo protagonista, gli altri diversi personaggi. Superficiale anche il modo di affrontare le diverse tematiche: il rapporto padre – figlia; il conflitto persona – carriera – lavoro; le tensione amorose ed erotiche del protagonista. Solo un po’ di psicologismo, un testo buono per un film di Muccino, ma dai libri ci aspettiamo di più!

 

 

Da qualche anno leggo sempre gli Strega. Ecco la mia classifica dal 2002:

1^ Mazzucca: VITA

2^ Mazzantini: NON TI MUOVERE

3^ Maggiani: IL VIAGGIATORE NOTTURNO

4^ Ricciarelli: IL DOLORE PERFETTO

 

Andrea Levy

IL FRUTTO DEL LIMONE

Baldini e Castoldi, 2006

Rivendicazione di una identità familiare, ricercata nel paese di origine, la Giamaica, dalla protagonista nata e cresciuta a Londra. Niente storie legate al terrorismo, solo alla ricerca di una maggiore comprensione di se. Buona soprattutto la seconda parte, dove l’autrice nel racconto delle storie dei vari avi, ritrova uno stile un po’ misterioso e pieno di tensione tipico della letteratura sud americana.

 

Javier Cercas

LA VELOCITA’ DELLA LUCE

Guanda 2006

Bello, intreccio tra vite quotidiane, violenza privata e guerra: il male è in agguato nella vita di ciascuno, lo si compie subdolamente, senza comprenderlo. Ancora una volta, inevitabilmente, la guerra diventa fatto personale: per chi è andato in Vietnam e non esce dall’incubo, ma anche per chi, senza essere andato al fronte, vive il dolore della colpa. Il male che si compie in guerra e quello che si fa nella vita corrente si affiancano in questa storia intensa, triste, che si legge concentrati nel crescere della tensione. Rodney ha commesso atrocità in Vietnam, in un reparto speciale, poi si rifugia nella vita universitaria e qui conosce il protagonista: giovane, ambizioso ma incerto sul futuro, con una gran voglia di fare lo scrittore. Nasce un’amicizia complessa, psicologica e misteriosa. Tornerà utile quando lo scrittore, ormai affermato, si ritroverà a compiere un tradimento nella vita familiare dagli effetti drammatici: solo il suo amico che si è macchiato di male può capirlo e quindi ritorna a cercarlo, per dare un senso alla vita. Il finale intenso non è scontato. In fondo c’è un gran desiderio di normalità in questi due uomini, il coraggio di vivere intensamente la normalità, come quella di mettere al mondo dei figli. “Lei è ancora troppo giovane per pensare ad avere dei figli” dice al protagonista il padre di Rodney, nella sua lunga confessione, “Non ne abbia, perché se ne pentirebbe; ma anche se non ne avrà se ne pentirà. Così è la vita: qualunque cosa faccia, se ne pentirà. Ma mi lasci dire una cosa: tutte le storie d’amore sono insensate, perché l’amore è una malattia; però avere un figlio significa arrischiarsi a vivere una storia d’amore talmente insensata che soltanto la morte è in grado d’interromperla”

 

Grazia Pagnotta

SINDACI A ROMA, Il governo della Capitale dal dopoguerra ad oggi

Donzelli 2006

Piccolo saggio, ben argomentato di storia istituzionale romana. Mi ha colpito la rilettura degli anni che ho vissuto direttamente, quelli di Signorello, Giubilo e Carraro e delle relative malefatte. La forte intesa Sbardella – Dell’Unto per controllare la città, e la citazione di Bartolo Ciccardini che raccontò nel 1992 a La Repubblica l’organizzazione di questi poteri. Erano gli anni in cui mi affacciavo alla politica militante: da cattolico nella DC, con grande disagio. Gli anni in cui con Cesare San Mauro, guidati proprio da Ciccardini e Segni, facevamo casino nella sezione DC di Via Sebino, facendo anche saltare un congresso! Mi sembrava quasi un gioco, e non c’erano particolari ambizioni di potere, non chiedavamo raccomandazioni per sistemarci. Battersi per la partecipazione, l’onestà in politica, il servizio e il lavoro per migliorare la città e l’Italia, e non acchiappare poltrone. Un po’ idealisti, un po’ radicali, un po’ presuntuosi … ricordo che in piena Giunta Giubilo organizzammo un incontro dal provocatorio titolo: “500 giorni dopo: la DC governa Roma?” Venne una gran folla, parlò Segni che iniziava il cammino dei referendum. Giubilo mandò un incredibile telegramma in cui ci rassicurava che teneva ben salda l’amministrazione capitolina. Forse non ci rendevamo conto di quanto radicati e forti erano gli interessi che combattevamo: in fondo rischiavamo qualcosa ed eravamo abili a schivare i contraccolpi. Poi arrivò tangentopoli, gli arresti di molti amministratori capitolini, Rutelli primo sindaco eletto direttamente dai cittadini. Chi ancora oggi dice che si stava bene ai tempi della prima repubblica, di Andreotti, di quei personaggi autorevoli e abili professionisti della politica, “non come quelli di oggi!”, costoro forse dovrebbe ripercorrere con maggiore onestà la storia di quegli anni, che ancora paghiamo (nel senso anche monetario del termine): questo libretto sarà un piccolo aiuto.

 

Pier Paolo Pasolini

UNA VITA VIOLENTA

Garzanti, 1959

Non avevo mai letto Pasolini, che confinavo ad un’iconografia di sinistra un po’ fastidiosa. Sentendolo talvolta parlare in televisione, quando si riproponevano vecchie interviste, ero attratto dal suo limpido ragionamento. Il romanzo è stato una scoperta per la dolcezza della storia, il realismo duro della trama e dei personaggi, inseriti con grande raffinatezza nello scenario di una Roma piegata dalla guerra ma col desiderio di riscattarsi. Molto sentimento, grandi atmosfere e descrizioni, poca politica. Si ha una grande tenerezza nei confronti dei diversi personaggi, e la lettura dello slang romanesco è esilarante. Tutto diverso dall’immagine che mi ero fatto di questo scrittore

 

 




permalink | inviato da il 27/8/2006 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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